"Vale oro quanto pesa" un detto che si addice perfettamente a questa preziosa spezia di origine persiana considerata da sempre "l'oro rosso dell'oriente" Utilizzato in Medio Oriente a scopo rituale, aromatico e medicale fin dagli albori della civiltà, con l'espansione dei Parsi prima e dei Mori poi, lo zafferano si è diffuso da una parte verso India, Tibet e Cina, dall'altra in tutto il bacino del Mediterraneo.
Apprezzato fin dall'antichità perla sua capacità di insaporire le vivande, è stato utilizzato per secoli dai maestri tintori per colorare di giallo le stoffe più preziose. Ha trovato inoltre un ampio impiego anche nella medicina tradizionale che lo utilizzava soprattutto per le sue proprietà stimolanti, afrodisiache, antidepressive, emmenagoghe e antispasmodiche.
Già usato nella Medicina Ayurvedica, lo zafferano ancor oggi occupa un posto importante nell'ambito della fitoterapia ufficiale; tra le monografie delle piante medicinali pubblicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è presente infatti anche la monografia "Stigma Croci", che descrive le caratteristiche, le proprietà biologiche e gli usi medicamentosi dello zafferano.
L'alto valore economico dello zafferano è dettato dalle modalità operative con cui si effettua la sua produzione. La spezia infatti è ottenuta dagli stimmi del fiore di Crocus sativus, una piccola pianta perenne della famiglia delle Iridacee incapace di generare semi fertili.
Tutte le operazioni colturali che riguardano la produzione dello zafferano vengono ancora oggi eseguite rigorosamente a mano, dalla messa a dimora dei bulbi, alla raccolta dei fiori, alla separazione degli stimmi. Quest'ultima fase è la più delicata perché i filamenti non presentano una colorazione omogenea; sono infatti di colore rosso solo nella parte che fuoriesce dal calice del fiore, che è quindi la più preziosa perché più ricca di sostanze funzionali, mentre nel resto della loro lunghezza sono bianchi nella porzione inserita nello stilo e gialli nella parte intermedia. La presenza o meno di queste parti poco funzionali nel raccolto determina la purezza e le proprietà della spezia.
Una volta raccolti, gli stimmi vengono sottoposti a un processo di essiccazione che ne garantisce la conservabilità; vengono poi confezionati e immessi sul mercato o come tali o sotto forma di polvere vermiglia. Per ricavare un chilo di zafferano bisogna raccogliere più di 150.000 fiori.

Usi tradizionali
In tempi antichi lo zafferano era considera¬to una vera panacea ed era impiegato nelle più svariate situazioni. I disturbi che venivano trattati con più frequenza sono: mestruazioni dolorose, lombalgia, dispepsia, spasmi bronchiali, asma, tosse, depressione ed eccitazione nervosa. Era molto considerato anche come afrodisiaco maschile mentre nelle donne, per la sua spiccata capacità di attivare la motilità uterina, veniva frequentemente utilizzato ad alte dosi come abortivo. Proprio per queste sue proprietà oggi se ne sconsiglia l'uso in gravidanza
Tra le applicazioni più curiose e interessanti viene ricordato l'uso in odontoiatria; lo zafferano infatti veniva impiegato come analgesico e sedativo in caso di problemi alle gengive e ai denti. Preparazioni a base di zafferano venivano anche utilizzate per frizionare le gengive dei bambini nel periodo della dentizione.
Mentre molti degli usi tradizionali sono oggi caduti in disuso, alcune delle attività biologiche svolte dallo zafferano hanno invece trovato conferma in vari studi scientifici, sperimentali e clinici, svolti negli ultimi anni.
Composizione chimica
Gli elementi chimici che conferiscono allo zafferano le sue specifiche qualità organolettiche sono: crocetina, crocina, picrocrocina e safranale.
Queste quattro molecole derivano tutte da un unico precursore, il carotenoide zeaxantina, dal quale derivano per degradazione enzimatica, a opera di una diossigenasi specifica.
La crocetina è un carotenoide abbastanza inusuale, caratterizzato da una catena di 20 atomi di carbonio e dalla presenza di due gruppi carbossilici, posizionati uno a ogni capo della catena.
Questi gruppi possono andare incontro a reazioni di esterificazione che nello zafferano coinvolgono in via preferenziale una particolare struttura zuccherina, il diglucoside p-D-genziobiosio; la reazione dà origine alla crocina, forma glicosilata idrosolubile della crocetina che determina il colore intenso tipico dello zafferano.
Concorrono a determinare il colore della spezia anche altri carotenoidi presenti negli stimmi del fiore come la 3-crocetina (monometilcrocetina), la y-crocetina (dimetilcrocetina), l'a-carotene, il 3-carote¬ne, il licopene e le stesse crocetina e zeaxantina.
Responsabile dell'odore caratteristico dello zafferano è invece il safranale, componente principale dell'olio essenziale, mentre il sapore amaro è dovuto alla presenza di picrocrocina, forma gliconica del safranale.
Nella spezia sono però presenti anche altri elementi chimici tra cui, alcaloidi, saponine e fitosteroli. Si ritrovano inoltre zuccheri, minerali, vitamine del gruppo B, in particolare vitamina Bl e B2, nonché composti volatili come a e 13-pinene ed eucaliptolo.
Uno zafferano di buona qualità dovrebbe contenere circa il 30% di crocina, tra il 5 e il 15% di picrocrocina e un 2,5% di composti volatili incluso il safranale.
Proprietà biologiche degli stimmi
La letteratura scientifica è ricca di lavori sperimentali dedicati allo studio delle proprietà biologiche dello zafferano e dei principi attivi che lo caratterizzano, tutti dotati di un profilo di attività piuttosto ampio.
Particolarmente ben documentati risultano essere gli effetti protettivi contro i danni indotti dai radicali liberi come pure le attività esercitate dallo zafferano a livello del Sistema nervoso centrale, in particolare gli effetti sul tono dell'umore.
Azione antiradicalica e citoprotettiva con¬tro lo stress ossidativo
La presenza nello zafferano di una grande quantità di carotenoidi dota la spezia di notevoli attività antiossidanti e antiradicaliche, proprietà documentata sperimentalmente sia in vitro che in vivo.
In vitro, sia l'estratto totale di zafferano che i suoi costituenti crocina, crocetina, dimetilcrocetina e safranale sono risultati in grado di neutralizzare il radicale DPPH.
L'attività antiradicalica dello zafferano e dei suoi costituenti è stata valutata in vitro anche come effetto citoprotettivo contro lo stress ossidativo, utilizzando per lo studio colture di cellule PC12 sottoposte a ipossia. La presenza di crocina nel mezzo di coltura proteggeva le cellule dal danno indotto dai radicali liberi che, se non controllati, possono anche provocare la morte cellulare."
L'attività antiradicalica e citoprotettiva dello zafferano, della crocina e del safranale è stata confermata anche in vivo determinando in adeguati modelli sperimentali il livello di protezione contro il danno ossidativo indotto da ischemia o da sostanze genotossiche.
In base ai risultati ottenuti nelle varie sperimentazioni, si ritiene che gli effetti protettivi osservati siano dovuti alla capacità dello zafferano e dei suoi costituenti di preservare le difese antiossidanti, enzimatiche e non enzimatiche, naturalmente presenti nelle cellule.
Effetti sul Sistema nervoso centrale
Nella medicina tradizionale molte droghe naturali sono state utilizzate empiricamente per alleviare disturbi risultati poi dipendere da una disfunzione nell'attività del Sistema nervoso centrale.
Le proprietà antispasmodiche e sedative riconosciute da sempre agli stimmi di Crocus sativus hanno suscitato l'interesse dei ricercatori che hanno studiato a fondo il possibile meccanismo d'azione dei suoi costituenti.
I risultati ottenuti negli studi sperimentali indicano che i componenti dello zafferano agiscono sulle cellule cerebrali almeno a due livelli:
• proteggono le cellule neuronali con un meccanismo di tipo antiradicalico;
• agiscono sulla funzionalità dei neuro-trasmettitori con un meccanismo specifico.
Questa duplice attività giustifica i molteplici effetti positivi riscontrati nei modelli sperimentali a livello delle funzioni cerebrali, tra cui:
• mantenimento della plasticità neuronale
• capacità di sostenere memoria e apprendimento
• protezione dalle convulsioni indotte con farmaci
Per quanto riguarda l'attività sui neurotrasmettitori si ritiene che la crocina agisca prevalentemente sul sistema dopaminergico e noradrenergico, mentre il safranale sembrerebbe influenzare il sistema serotoninergico e il complesso recettoriale GABA benzodiazepine.
All'azione sui neurotrasmettitori sono certamente dovuti anche i benefici effetti esercitati dallo zafferano sul tono dell'umore, effetti conosciuti fin nell'antichità e riportati anche negli antichi trattati persiani di fitoterapia. Tra i potenziali effetti salutistici dello zafferano, l'azione positiva esercitata nei soggetti affetti da depressione è l'unica che ha già trovato un solido riscontro clinico.
Effetti sul tono dell'umore negli stati depressivi
La maggior parte delle persone affette da depressione presenta forme cliniche lievi o moderate e sono perciò piuttosto riluttanti a intraprendere trattamenti farmacologici di lunga durata, non scevri di effetti collaterali. Alternative terapeutiche più naturali, purché capaci di migliorare il tono dell'umore, possono offrire modalità di trattamento accettati anche dai pazienti più riluttanti.
Nell'uomo, l'attività antidepressiva del¬lo zafferano è stata oggetto di studi clinici comparativi che ne hanno confermato l'efficacia, in pazienti affetti da depressione lieve o moderata, a dosaggi piuttosto bassi, nell'ordine di 30 mg/die per os.
Ta le attività è stata riscontrata utilizzando sia estratti idroalcolici di stimmi che di petali; tuttavia la legislazione relativa all'uso salu¬tistico del fiore di Crocus sativus permette solo l'impiego degli stimmi, tal quali o sotto forma di estratto. I risultati ottenuti negli studi clinici, eseguiti applicando protocolli sperimentali molto rigorosi, hanno dimostrato che un trattamento di 6 settimane con estratto di zafferano, alla dose di 30 mg/die, è in grado di esercitare un effetto positivo sovrapponibile a quello esercitato dai farmaci antidepressivi Imipramina, somministrata alla dose di 100 mg/die, e Fluoxetina alla dose di 20 mg/die.
Contrariamente a questi farmaci però, il trattamento con zafferano presenta un migliore profilo di tollerabilità, sia per numero degli effetti indesiderati che per intensità. Rispetto al trattamento con Imipramina per esempio, il gruppo trattato con zafferano non presentava casi di sedazione ed era molto ridotta anche l'incidenza di effetti come "bocca secca" e "aumento di appettito". Inoltre, gli effetti positivi dello zafferano sono risultati molto marcati anche rispetto ad un trattamento con il solo placebo, a sostegno di una oggettiva attività dell'estratto di zafferano sulle funzioni che, nell'uomo, modulano il tono dell'umore e la motivazione.
Per quanto riguarda il meccanismo d'azione dell'estratto di zafferano, sulla base del pro¬filo di attività riscontrato sia negli studi clinici che in quelli sperimentali, alcuni autori ritengono che l'effetto antidepressivo sia dovuto a un'azione inibitoria sul re-uptake di dopamina e noradrenalina da parte della crocina e sul re-uptake della serotonina da parte del safranale.
Oltre la medicina tradizionale
L'uso empirico delle piante medicinali, basato sull'esperienza e sulla tradizione, è risultato essere in molte occasioni una buona base di partenza per sofisticate ricerche scientifiche, rivelatesi poi fonte di preziose informazioni e di importanti sviluppi applicativi. Anche gli studi eseguiti sullo zafferano sono stati una fonte feconda di risultati, di nuovi spunti di ricerca e di interes¬santi indirizzi salutistici.Dalla mole di risultati scientifici disponi¬bili emerge con chiarezza l'attività mo¬dulatrice dello zafferano sulle funzioni cerebrali al cui livello sono stati riscon¬trati effetti complessi che coinvolgono diversi aspetti funzionali. Particolarmente rilevanti ci sembrano gli effetti positivi esercitati dall'estratto di zafferano sugli stati depressivi di lie¬ve e moderata entità, situazioni di ma¬lessere che possono affliggere le perso¬ne anche quando devono fronteggiare forti avversità, affrontare situazioni di stress o decidere profondi cambiamenti esistenziali.
Prodotti a base di zafferano potrebbero perciò essere considerati come un utile supporto in caso di disagio psichico do¬vuto a situazioni contingenti, evitando così di dover ricorrere necessariamente all'assunzione, non sempre gradita, di farmaci di sintesi.
Mal di schiena “da ufficio”, sempre più diffuso?
Mal di schiena, dolori alla cervicale, cefalea posturale: l'ufficio sembra proprio non giovare alla nostra spina dorsale. Lo confermano i dati forniti dall’Istituto Superiore di Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro: quasi il 33 per cento dei lavoratori provenienti dai 25 paesi dell’Unione Europea riferisce di soffrire di mal di schiena e il 23 per cento lamenta altre patologie dell'apparato muscolo-scheletrico, tutte legate all'ambiente di lavoro.

Imputati principali di questo nutrito gruppo di disturbi sono essenzialmente la scorretta postura e la permanenza prolungata nella stessa posizione. “La colonna vertebrale presenta delle curvature fisiologiche a livello cervicale, dorsale e lombare che hanno lo scopo di sostenere e ammortizzare il carico della testa, del torace, e di eventuali stimoli esterni”, spiegano gli esperti. “Inoltre è strutturata in modo da proteggere il midollo spinale, che si estende dalla base del cervello fino alle vertebre lombari, e dal quale si diramano i fasci nervosi che raggiungono le varie regioni del corpo.”
Pertanto non assecondare o forzare la normale curvatura della colonna in una male organizzata postazione lavorativa affatica le strutture ossee generando dolore e fastidi, in particolare agli arti superiori.
Quali i danni della cattiva postura?
Le mansioni in ufficio sono prevalentemente di tipo sedentario e legate all’utilizzo del computer. Numerosi studi hanno dimostrato come vi sia una relazione fra i disturbi della colonna vertebrale, soprattutto nei tratti cervicale e lombo-sacrale, ed attività che richiedono di stare seduti per la quasi totalità della giornata di lavoro. Oltre alla colonna, nell’attività d’ufficio vengono coinvolte anche le altre componenti articolari, muscolari e tendinee, in particolare l’articolazione del polso e la muscolatura di collo.
Le conseguenze sono innanzitutto lombalgie, cervicalgie e dolori alle spalle. A questi sintomi, se non trattati, si aggiungono rigidità, contratture muscolari e diminuzione dell’elasticità delle articolazioni. Molti i danni provocati dalle cattive posture. Innanzitutto il mal di testa: l’irrigidimento dei muscoli, comune nei “forzati del monitor”, è spesso causa di cefalea tensiva. E non di rado alla cefalea si accompagnano fastidiosissime vertigini posizionali e un senso di “orecchio ovattato”.
L'utilizzo del mouse è, invece, una delle cause più frequenti delle patologie che colpiscono l'arto superiore, in particolare tendinite e sindrome del tunnel carpale. La rigidità della spalla, infatti, può causare dolori frequenti al gomito, all’avambraccio e alle mani e i prolungati e ripetitivi movimenti di flesso-estensione del polso, tipici del “puntamento” con mouse, possono provocare un aumento della pressione all'interno del tunnel carpale dando luogo ad una infiammazione, con formicolii e dolore.
Come prevenire questi disturbi?
Per prevenire i disturbi muscolo-scheletrici “da ufficio” è importante innanzitutto assumere una posizione corretta di fronte alla scrivania, con piedi ben poggiati al pavimento, un angolo di 90 gradi tra cosce e busto, schiena diritta ben appoggiata allo schienale della sedia nel tratto lombare, regolando l'altezza della sedia e l'inclinazione dello schienale a circa 90 gradi rispetto al pavimento. Bandite le gambe incrociate sotto il tavolo e le spalle curve.
Il monitor va posizionato di fronte, a una distanza di almeno 60 centimetri, evitando se possibile posizioni a 45 gradi che obbligano il collo ad una postura innaturale, regolando lo schermo in modo che lo spigolo superiore sia posto leggermente più in basso della linea degli occhi.
Ricordarsi, poi, quando si digita, di mantenere gli avambracci appoggiati sul piano della scrivania in modo da alleggerire la tensione dei muscoli del collo e delle spalle e di lasciare, tra la tastiera e il bordo anteriore del tavolo, uno spazio di almeno 15 centimetri. Il mouse va pulito periodicamente, perché la polvere accumulata ne rallenta il movimento e costringe a uno sforzo maggiore. Utili anche i mousepad con cuscinetto poggia polso e le tastiere cordless, senza fili.
Esercizi, davvero così utili?
In primo luogo è consigliato concedersi una piccola pausa ogni ora, anche soltanto per uno o due minuti, e camminare per qualche metro nella stanza per sgranchirsi le gambe. Cercare poi di cambiare più volte la propria posizione e di muovere, alzandoli a turno, braccia e piedi.
Per “sbloccare” schiena e spalle si sono rivelati utili alcuni semplici esercizi di stretching:
* impugnare il polso sinistro con la mano destra e farlo ruotare nei due sensi per 3 o 4 volte. Ripetere afferrando il polso destro con la mano sinistra.
* Inclinare la testa alternativamente a destra e a sinistra, senza ruotare il capo, ma mantenendo lo sguardo fisso avanti.
* Ruotare alternativamente la testa a destra e a sinistra il più possibile verso la spalla.
* Piegare la testa avanti fino a portare il mento a contatto con il torace e, successivamente, piegare la testa indietro.
* Seduti sulla sedia flettere il busto e le braccia in avanti, verso le ginocchia, in modo da distendere la colonna, e mantenere la posizione per 30 secondi.
Spalle rilassate, senza serrare la mascella, gli esercizi vanno eseguiti lentamente, con gradualità, e i benefici non si faranno attendere.
Fonte: http://it.health.yahoo.net/
Lo scandalo della melamina che ha tenuto banco nei mesi passati e che ha causato diverse morti in Cina potrebbe avere uno strascico, anche per i bambini di altri paesi.
Secondo uno studio presentato al 104th Annual Scientific Meeting dell’American Urological Association (AUA) da un gruppo di ricercatori americani, tutti i bambini che nel tempo sono venuti in contatto con questa sostanza e che, apparentemente, non hanno avuto problemi di salute potrebbero in futuro sviluppare calcoli renali.
Dalle prime analisi compiute dai ricercatori mediante ultrasuoni su 50 bambini tra i 6 e i 18 mesi d’età che presentavano doppi calcoli renali, si è accertato che l’85% di questi era entrato in contatto con la melamina. Da questi dati si è potuto stabilire che lo sviluppo dei calcoli non avviene immediatamente ma occorrono diversi mesi. Tuttavia, rassicurano i ricercatori, il trattamento di questo disturbo avviene in modo non invasivo ed efficace.
Un secondo studio poi ha analizzato i dati clinici di 165 bambini di età compresa tra i 50 giorni e i 3 anni che presentavano calcoli urinari e che avevano una storia di consumo di latte in polvere contaminato dalla melamina. Dai dati ottenuti si è evidenziato come il picco d’incidenza dei calcoli si è verificato tra i 6 e i 12 mesi d’età. Di questi, il 50,3% è risultato asintomatico, il 16,9% ha mostrato difficoltà e dolore di minzione, il 14,6% aveva avuto delle coliche, il 10,9% una ridotta o assente emissione di urina, infine il 7,3% aveva anche emissioni di sangue insieme all’urina.
«Questo studio mostra le complicazioni a lungo termine per i bambini che sono stati nutriti con prodotti contaminati dalla melamina. Sia i genitori che i medici dovrebbero vigilare su questi segni e sintomi nei bambini che hanno consumato il latte in polvere contaminato» ha dichiarato il dr. Anthony Atala, portavoce dell’AUA.
Fonte: www.lastampa.it
Bastano venti giorni di terapia all’anno per ridurre del 50 per cento il rischio di ricaduta
MILANO - Registrata come farmaco per combattere le leucemie, la cladribina funziona anche contro la sclerosi multipla: i ricercatori inglesi, che l’hanno sperimentata sui pazienti, dicono che riduce rischio di ricaduta e la progressione della malattia «dramatically». Noi traduciamo «in maniera significativa»: parlando con i numeri, questa riduzione è superiore al 50 per cento. Non solo, ma la cladribina sarebbe il primo farmaco anti-sclerosi somministrabile sotto forma di pastiglie, mentre tutti gli altri sono endovena. La ricerca, presentata a Seattle in occasione dell’American Academy of Neurology, ha coinvolto 1.300 pazienti con sclerosi multipla, una malattia neurologica invalidante che distrugge la mielina (una sostanza che avvolge e protegge le fibre nervose) e provoca una progressiva alterazione della vista, del controllo muscolare, della memoria. Di solito si manifesta in età giovanile.

AZIONE IMMUNOSOPPRESSIVA - Lo studio prevedeva che un gruppo di pazienti seguisse o due o quattro cicli di terapia durante l’anno (ogni ciclo prevedeva la somministrazione di una compressa di cladribina al giorno per quattro o cinque giorni, in totale dunque circa venti giorni di terapia all’anno), mentre un altro gruppo veniva trattato con placebo. Dopo due anni, il gruppo in cura con il farmaco presentava una riduzione delle ricadute del 55 per cento e un peggioramento dei sintomi ridotto del 30 per cento. Secondo gli esperti l’effetto del farmaco è legato alla sua azione immunosoppressiva: la malattia, infatti, è provocata da una reazione del sistema immune dell’organismo che produce anticopri anti-mielina. «I nostri risultati – ha commentato il responsabile della ricerca, Gavin Giovannoni del Queen Mary, University of London – potrebbero davvero rivoluzionare la cura della sclerosi multipla, una malattia molto debilitante per la quale, al momento, le opzioni terapeutiche sono limitate. Poter disporre di un trattamento orale efficace può migliorare molto la qualità di vita di questi pazienti».
L’AGGIUNTA DI CORTISONICI - Sempre a Seattle e sempre a proposito di terapia della sclerosi multipla, un altro gruppo di ricercatori danesi della Copenhagen University ha presentato alcuni dati che dimostrano come l’aggiunta di un cortisonico (il metilprednisolone) a somministrazione pulsatile (tre dosi ogni tre giorni in un mese) alla classica terapia settimanale con interferone -1- a, riduca del 38 per cento le ricadute nelle forme recidivanti-remittenti. In questo caso i pazienti studiati sono stati oltre trecento e sono stati seguiti (anche con esami di risonanza magnetica) per tre anni. «Il cortisone – ha commentato Mads Ravnborg del Danish Multiple sclerosi Research Center danese - che di solito viene usato nelle fasi acute di malattia, agisce in sinergia con l’interferone e ha un effetto benefico sull’andamento della malattia».
Fonte: www.corriere.it
Link: http://www.ausilium.it
Sono circa cento, ogni giorno, i nuovi casi di epilessia. Nel 75% dei casi l' esordio avviene prima dei vent' anni, nel 25% le crisi possono dimostrasi frequenti e resitenti alla cura. In passato, fin dall' epoca dell' antica Roma, l' epilessia è stata associata ad esperienze religiose ed anche a possessioni
Per sensibilizzare la popolazione su questa malattia, ancora adesso ritenuta di tipo psichico, è in programma per il 3 maggio l' ottava giornata nazionale, promossa ed organizzata dalla LICE, la Lega Italiana contro l' Epilessia.
Una recente indagine DOXA ha fotografato il grado di conoscenza e di sensibilizzazione della malattia. I dati sono stati confrontati con quelli di un'altro studio, condotto dalla stessa DOXA 25 anni or sono. Secondo i risultati dell'ultimo rapporto, cresce la percentuale della conoscenza (92% rispetto al 73%), come il numero di chi abbia assistito ad una crisi (62% contro il 52%). Due persone su tre dichiarano di non saper cosa fare davanti all' emergenza. L' 85% degli intervistati sa che l' epilessia si cura con l' uso dei farmaci, solo l' 11% conosce invece la possibilità d' intervento chirurgico. In negativo, aumenta la percentuale di chi la ritiene ancora malattia mentale o psichica (39% contro l'8%).
Gli appuntamenti per la giornata nazionale delll'epilessia:
A Trieste, Salvatore Antibo parteciperà alla X edizione della Bavisela, la maratona d' Europa in programma il 3 maggio.
A Bari, si svolgerà la Maratolice nell' ambito della XV Barincorsa, maratona del Levante (3 maggio).
Analoga manifestazione è prevista a San Giovanni Rotondo ( Foggia ) e San Pietro Vernotico ( Brindisi ).
Il 10 maggio, infine a Roma, Antibo parteciperà ad una corsa non competitiva a Villa Pamphilj. Info www.lice.it