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Il volontariato è un buon modo per aiutare gli altri e, allo stesso tempo, aiutare se stessi.
Ricercatori americani, infatti, suggeriscono che le persone – e in particolare gli anziani – che fanno volontariato vivono più a lungo.
Lo studio, presentato ai primi di maggio 2009 al meeting annuale dell’American Geriatrics Society tenutosi a Chicago ha evidenziato come l’attività di volontariato sia un efficace metodo predittivo della diminuzione di mortalità tra gli anziani, anche tenuto conto di diversi fattori condizionanti.

volontariato

I ricercatori fanno notare che precedenti studi avevano già suggerito un collegamento tra l’attività di volontariato e un miglioramento nel tasso di mortalità, ma non prendevano in considerazione tutte le possibili variabili come, ad esempio, lo stato socio-economico, le condizioni di salute e altri fattori.
Per evitare confusione e per ottenere dei dati più reali, i ricercatori dell’Università della California di San Francisco e del San Francisco VA Medical Centre, si sono assicurati di analizzare persone sane al momento dell’indagine. Nonostante siano stati tenuti in considerazione molti dei fattori potenzialmente influenzanti come le condizioni di salute e l’impatto socio-economico, i risultati preliminari hanno già mostrato un ridotto tasso di mortalità.
Lo studio ha coinvolto 6.360 pensionati di età superiore ai 65 anni già oggetto dell’Health and Retirement Study (HRS) del 2002. Questo studio è considerato rappresentativo della popolazione degli anziani negli Stati Uniti. L'età media delle persone era di 78 anni, di cui il 60% di sesso femminile.
Ai partecipanti è stato detto di compilare un questionario che comprendeva domande riguardanti l’eventuale attività di volontariato presso centri religiosi, educativi, organizzazioni caritative o sanitarie. In più sono stati sottoposti a esami per valutare lo stato di salute, sia fisica che psichica.
I risultati hanno riportato che tra le morti avvenute nel tempo il 12% apparteneva al gruppo che si dedicava al volontariato, mente il 26% al gruppo che non lo praticava.
I ricercatori suggeriscono che la più bassa mortalità può essere dovuta anche a una maggiore autostima che questo genere di attività promuove, grazie anche alla rete di contatti sociali che ne consegue. Il fatto di sentirsi ancora utili rende le persone più attive e vitali: questo potrebbe tradursi in maggiore senso di benessere psico-fisico che ha un’influenza sulla salute in generale.

"Vale oro quanto pesa" un detto che si addice perfettamente a questa preziosa spezia di origine persiana considerata da sempre "l'oro rosso dell'oriente" Utilizzato in Medio Oriente a scopo rituale, aromatico e medicale fin dagli albori della civiltà, con l'espansione dei Parsi prima e dei Mori poi, lo zafferano si è diffuso da una parte verso India, Tibet e Cina, dall'altra in tutto il bacino del Mediterraneo.

Apprezzato fin dall'antichità perla sua capacità di insaporire le vivande, è stato utilizzato per secoli dai maestri tintori per colorare di giallo le stoffe più preziose. Ha trovato inoltre un ampio impiego anche nella medicina tradizionale che lo utilizzava soprattutto per le sue proprietà stimolanti, afrodisiache, antidepressive, emmenagoghe e antispasmodiche.
Già usato nella Medicina Ayurvedica, lo zafferano ancor oggi occupa un posto importante nell'ambito della fitoterapia ufficiale; tra le monografie delle piante medicinali pubblicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è presente infatti anche la monografia "Stigma Croci", che descrive le caratteristiche, le proprietà biologiche e gli usi medicamentosi dello zafferano.

L'alto valore economico dello zafferano è dettato dalle modalità operative con cui si effettua la sua produzione. La spezia infatti è ottenuta dagli stimmi del fiore di Crocus sativus, una piccola pianta perenne della famiglia delle Iridacee incapace di generare semi fertili.

Tutte le operazioni colturali che riguardano la produzione dello zafferano vengono ancora oggi eseguite rigorosamente a mano, dalla messa a dimora dei bulbi, alla raccolta dei fiori, alla separazione degli stimmi. Quest'ultima fase è la più delicata perché i filamenti non presentano una colorazione omogenea; sono infatti di colore rosso solo nella parte che fuoriesce dal calice del fiore, che è quindi la più preziosa perché più ricca di sostanze funzionali, mentre nel resto della loro lunghezza sono bianchi nella porzione inserita nello stilo e gialli nella parte intermedia. La presenza o meno di queste parti poco funzionali nel raccolto determina la purezza e le proprietà della spezia.

Una volta raccolti, gli stimmi vengono sottoposti a un processo di essiccazione che ne garantisce la conservabilità; vengono poi confezionati e immessi sul mercato o come tali o sotto forma di polvere vermiglia. Per ricavare un chilo di zafferano bisogna raccogliere più di 150.000 fiori.

zafferano

Usi tradizionali

In tempi antichi lo zafferano era considera¬to una vera panacea ed era impiegato nelle più svariate situazioni. I disturbi che venivano trattati con più frequenza sono: mestruazioni dolorose, lombalgia, dispepsia, spasmi bronchiali, asma, tosse, depressione ed eccitazione nervosa. Era molto considerato anche come afrodisiaco maschile mentre nelle donne, per la sua spiccata capacità di attivare la motilità uterina, veniva frequentemente utilizzato ad alte dosi come abortivo. Proprio per queste sue proprietà oggi se ne sconsiglia l'uso in gravidanza
Tra le applicazioni più curiose e interessanti viene ricordato l'uso in odontoiatria; lo zafferano infatti veniva impiegato come analgesico e sedativo in caso di problemi alle gengive e ai denti. Preparazioni a base di zafferano venivano anche utilizzate per frizionare le gengive dei bambini nel periodo della dentizione.
Mentre molti degli usi tradizionali sono oggi caduti in disuso, alcune delle attività biologiche svolte dallo zafferano hanno invece trovato conferma in vari studi scientifici, sperimentali e clinici, svolti negli ultimi anni.

Composizione chimica

Gli elementi chimici che conferiscono allo zafferano le sue specifiche qualità organolettiche sono: crocetina, crocina, picrocrocina e safranale.

Queste quattro molecole derivano tutte da un unico precursore, il carotenoide zeaxantina, dal quale derivano per degradazione enzimatica, a opera di una diossigenasi specifica.
La crocetina è un carotenoide abbastanza inusuale, caratterizzato da una catena di 20 atomi di carbonio e dalla presenza di due gruppi carbossilici, posizionati uno a ogni capo della catena.
Questi gruppi possono andare incontro a reazioni di esterificazione che nello zafferano coinvolgono in via preferenziale una particolare struttura zuccherina, il diglucoside p-D-genziobiosio; la reazione dà origine alla crocina, forma glicosilata idrosolubile della crocetina che determina il colore intenso tipico dello zafferano.

Concorrono a determinare il colore della spezia anche altri carotenoidi presenti negli stimmi del fiore come la 3-crocetina (monometilcrocetina), la y-crocetina (dimetilcrocetina), l'a-carotene, il 3-carote¬ne, il licopene e le stesse crocetina e zeaxantina.
Responsabile dell'odore caratteristico dello zafferano è invece il safranale, componente principale dell'olio essenziale, mentre il sapore amaro è dovuto alla presenza di picrocrocina, forma gliconica del safranale.
Nella spezia sono però presenti anche altri elementi chimici tra cui, alcaloidi, saponine e fitosteroli. Si ritrovano inoltre zuccheri, minerali, vitamine del gruppo B, in particolare vitamina Bl e B2, nonché composti volatili come a e 13-pinene ed eucaliptolo.
Uno zafferano di buona qualità dovrebbe contenere circa il 30% di crocina, tra il 5 e il 15% di picrocrocina e un 2,5% di composti volatili incluso il safranale.

Proprietà biologiche degli stimmi
La letteratura scientifica è ricca di lavori sperimentali dedicati allo studio delle proprietà biologiche dello zafferano e dei principi attivi che lo caratterizzano, tutti dotati di un profilo di attività piuttosto ampio.
Particolarmente ben documentati risultano essere gli effetti protettivi contro i danni indotti dai radicali liberi come pure le attività esercitate dallo zafferano a livello del Sistema nervoso centrale, in particolare gli effetti sul tono dell'umore.


Azione antiradicalica e citoprotettiva con¬tro lo stress ossidativo

La presenza nello zafferano di una grande quantità di carotenoidi dota la spezia di notevoli attività antiossidanti e antiradicaliche, proprietà documentata sperimentalmente sia in vitro che in vivo.

In vitro, sia l'estratto totale di zafferano che i suoi costituenti crocina, crocetina, dimetilcrocetina e safranale sono risultati in grado di neutralizzare il radicale DPPH.
L'attività antiradicalica dello zafferano e dei suoi costituenti è stata valutata in vitro anche come effetto citoprotettivo contro lo stress ossidativo, utilizzando per lo studio colture di cellule PC12 sottoposte a ipossia. La presenza di crocina nel mezzo di coltura proteggeva le cellule dal danno indotto dai radicali liberi che, se non controllati, possono anche provocare la morte cellulare."

L'attività antiradicalica e citoprotettiva dello zafferano, della crocina e del safranale è stata confermata anche in vivo determinando in adeguati modelli sperimentali il livello di protezione contro il danno ossidativo indotto da ischemia o da sostanze genotossiche.
In base ai risultati ottenuti nelle varie sperimentazioni, si ritiene che gli effetti protettivi osservati siano dovuti alla capacità dello zafferano e dei suoi costituenti di preservare le difese antiossidanti, enzimatiche e non enzimatiche, naturalmente presenti nelle cellule.

Effetti sul Sistema nervoso centrale

Nella medicina tradizionale molte droghe naturali sono state utilizzate empiricamente per alleviare disturbi risultati poi dipendere da una disfunzione nell'attività del Sistema nervoso centrale.
Le proprietà antispasmodiche e sedative riconosciute da sempre agli stimmi di Crocus sativus hanno suscitato l'interesse dei ricercatori che hanno studiato a fondo il possibile meccanismo d'azione dei suoi costituenti.
I risultati ottenuti negli studi sperimentali indicano che i componenti dello zafferano agiscono sulle cellule cerebrali almeno a due livelli:
• proteggono le cellule neuronali con un meccanismo di tipo antiradicalico;
• agiscono sulla funzionalità dei neuro-trasmettitori con un meccanismo specifico.
Questa duplice attività giustifica i molteplici effetti positivi riscontrati nei modelli sperimentali a livello delle funzioni cerebrali, tra cui:
• mantenimento della plasticità neuronale
• capacità di sostenere memoria e apprendimento
• protezione dalle convulsioni indotte con farmaci

Per quanto riguarda l'attività sui neurotrasmettitori si ritiene che la crocina agisca prevalentemente sul sistema dopaminergico e noradrenergico, mentre il safranale sembrerebbe influenzare il sistema serotoninergico e il complesso recettoriale GABA benzodiazepine.
All'azione sui neurotrasmettitori sono certamente dovuti anche i benefici effetti esercitati dallo zafferano sul tono dell'umore, effetti conosciuti fin nell'antichità e riportati anche negli antichi trattati persiani di fitoterapia. Tra i potenziali effetti salutistici dello zafferano, l'azione positiva esercitata nei soggetti affetti da depressione è l'unica che ha già trovato un solido riscontro clinico.

Effetti sul tono dell'umore negli stati depressivi

La maggior parte delle persone affette da depressione presenta forme cliniche lievi o moderate e sono perciò piuttosto riluttanti a intraprendere trattamenti farmacologici di lunga durata, non scevri di effetti collaterali. Alternative terapeutiche più naturali, purché capaci di migliorare il tono dell'umore, possono offrire modalità di trattamento accettati anche dai pazienti più riluttanti.

Nell'uomo, l'attività antidepressiva del¬lo zafferano è stata oggetto di studi clinici comparativi che ne hanno confermato l'efficacia, in pazienti affetti da depressione lieve o moderata, a dosaggi piuttosto bassi, nell'ordine di 30 mg/die per os.

Ta le attività è stata riscontrata utilizzando sia estratti idroalcolici di stimmi che di petali; tuttavia la legislazione relativa all'uso salu¬tistico del fiore di Crocus sativus permette solo l'impiego degli stimmi, tal quali o sotto forma di estratto. I risultati ottenuti negli studi clinici, eseguiti applicando protocolli sperimentali molto rigorosi, hanno dimostrato che un trattamento di 6 settimane con estratto di zafferano, alla dose di 30 mg/die, è in grado di esercitare un effetto positivo sovrapponibile a quello esercitato dai farmaci antidepressivi Imipramina, somministrata alla dose di 100 mg/die, e Fluoxetina alla dose di 20 mg/die.

Contrariamente a questi farmaci però, il trattamento con zafferano presenta un migliore profilo di tollerabilità, sia per numero degli effetti indesiderati che per intensità. Rispetto al trattamento con Imipramina per esempio, il gruppo trattato con zafferano non presentava casi di sedazione ed era molto ridotta anche l'incidenza di effetti come "bocca secca" e "aumento di appettito". Inoltre, gli effetti positivi dello zafferano sono risultati molto marcati anche rispetto ad un trattamento con il solo placebo, a sostegno di una oggettiva attività dell'estratto di zafferano sulle funzioni che, nell'uomo, modulano il tono dell'umore e la motivazione.

Per quanto riguarda il meccanismo d'azione dell'estratto di zafferano, sulla base del pro¬filo di attività riscontrato sia negli studi clinici che in quelli sperimentali, alcuni autori ritengono che l'effetto antidepressivo sia dovuto a un'azione inibitoria sul re-uptake di dopamina e noradrenalina da parte della crocina e sul re-uptake della serotonina da parte del safranale.

Oltre la medicina tradizionale

L'uso empirico delle piante medicinali, basato sull'esperienza e sulla tradizione, è risultato essere in molte occasioni una buona base di partenza per sofisticate ricerche scientifiche, rivelatesi poi fonte di preziose informazioni e di importanti sviluppi applicativi. Anche gli studi eseguiti sullo zafferano sono stati una fonte feconda di risultati, di nuovi spunti di ricerca e di interes¬santi indirizzi salutistici.Dalla mole di risultati scientifici disponi¬bili emerge con chiarezza l'attività mo¬dulatrice dello zafferano sulle funzioni cerebrali al cui livello sono stati riscon¬trati effetti complessi che coinvolgono diversi aspetti funzionali. Particolarmente rilevanti ci sembrano gli effetti positivi esercitati dall'estratto di zafferano sugli stati depressivi di lie¬ve e moderata entità, situazioni di ma¬lessere che possono affliggere le perso¬ne anche quando devono fronteggiare forti avversità, affrontare situazioni di stress o decidere profondi cambiamenti esistenziali.
Prodotti a base di zafferano potrebbero perciò essere considerati come un utile supporto in caso di disagio psichico do¬vuto a situazioni contingenti, evitando così di dover ricorrere necessariamente all'assunzione, non sempre gradita, di farmaci di sintesi.

Diminuire le tensioni, il colesterolo, l'invecchiamento e le tossine

State leggendo questo articolo perché pensate si tratti di uno yoga "hard" o per soli adulti? Ci spiace deludervi, ma non è questo il caso, anche se ci troviamo di fronte a una disciplina molto interessante e dalle grandi potenzialità.
Si tratta infatti di un tipo di yoga che si esegue in ambienti molto caldi. La sala in cui si svolge il Bikram Yoga è riscaldata a una temperatura compresa tra i 38 e i 45° C. Tale temperatura serve a «sudare più facilmente espellendo tossine per 90 minuti. Il calore aiuta ad alimentare i muscoli aumentando l’afflusso di ossigeno e quindi bruciando più carburante. Un potente sistema anti stress, disintossicante, nonché complementare per la perdita di peso e per lo sviluppo del tono muscolare» spiega Isabella Zuanelli Ponzo, istruttrice di Bikram Yoga nella città di Roma.

I benefici di questa disciplina sembrano essere molti, tra cui «un buon allenamento cardiovascolare, un aumento della flessibilità della colonna vertebrale con conseguente diminuzione di tensioni e irrigidimenti; un abbassamento del livello di colesterolo e una riduzione del processo d’invecchiamento delle cellule. Anche il recupero in caso di incidenti sembra essere più facile, così come la routine quotidiana fuori dalla sala diventa più semplice. Lo stress e le tensioni diminuiscono» continua Isabella Zuanelli Ponzo.
«Per passare ai benefici più propriamente "fitness" parliamo di un consumo fra le 400 e le 600 calorie per lezione; maggiore tonificazione e un aumento della massa muscolare; incremento della resistenza e dell’equilibrio. Bikram yoga utilizza l’effetto tourniquet: durante le posture avviene una compressione degli organi interni e nel momento in cui la compressione è alleviata vi è un incremento nell’afflusso della circolazione arteriosa all’organo, e di conseguenza un maggiore apporto di ossigeno. L’aumentata circolazione venosa invece favorisce la rimozione delle tossine, poi eliminate attraverso l’epidermide. Le posture lavorano in modo armonioso su tutto il corpo mantenendo l’organismo in perfetta salute e aiutando a mantenersi efficienti».

Il Bikram Yoga, anche in Italia, in questi ultimi anni «ha riscosso così tanto successo perché è più in linea con i comportamenti occidentali contemporanei. Infatti non si è presentato con una filosofia e non ha nessuna patina di spiritualità. Non si recitano mantra, ma è un workout di 90 minuti. È l'unica forma di yoga che attira il 50 per cento di clientela maschile. Bikram yoga è un'attività fisica e non c'è niente di intellettuale. La mente è vuota, il corpo lavora» sottolinea Zuanelli Ponzo.

Una curiosità sul Bikram Yoga riguarda la nascita di questa disciplina ci dice l’istruttrice, che prosegue «Bikram Choudhury è il fondatore di “Yoga College of India”, struttura presente a livello mondiale. Nato a Calcutta nel 1946, Bikram comincia a praticare Yoga a quattro anni sotto l’insegnamento di Bishnu Gosh, fratello minore di Paramahansa Yogananda (fondatore della Self-Realization Fellowship in Los Angeles ed autore di “Autobiografia di uno Yogi”). Gosh, famoso culturista, è stato il primo a determinare scientificamente la capacità di curare dolori cronici e guarire il corpo con lo Yoga. A 13 anni Bikram vince il Campionato Nazionale di Yoga e mantiene il titolo per i successivi tre anni. A 17 anni un incidente durante un sollevamento di pesi compromette gravemente il suo ginocchio. Non accettando la diagnosi dei medici di rassegnarsi ad un'invalidità permanente, Bikram decide di ritornare sotto le cure di Bishnu Gosh: dopo sei mesi il suo ginocchio è completamente guarito. Per onorare la volontà del suo maestro, Bikram apre diverse scuole di Yoga in India, e il loro successo lo spinge ad aprirne altre in Occidente e a condividere i benefici terapeutici del suo metodo con il mondo».

Per maggiori informazioni:
Bikram Yoga Roma - via Aurelia 190B - 00165 Roma (zona Vaticano)
Telefono 06/39366357 - info@bikramyogaroma.itwww.bikramyogaroma.it

Fonte: www.lastampa.it

La fisioterapia, effettuata di routine come serie di sedute per migliorare le condizioni dei pazienti sofferenti di mal di schiena lombare, potrebbe non avere un effetto superiore a quello di una semplice chiacchierata con il fisioterapista. Lo evidenzia uno studio, apparso sul British Medical Journal, che ha messo a confronto la pratica tradizionale con una semplice seduta di valutazione e consigli da parte del terapista.

lombalgia

Lo studio aveva l’obiettivo di valutare l’efficacia dei cicli di fisioterapia che vengono effettuati generalmente per la cura del mal di schiena, confrontati con un colloquio di valutazione con un fisioterapista che fornisca al paziente una serie di consigli. I pazienti, 286 soggetti che soffrivano di dolori lombari alla schiena da più di 6 settimane, hanno ricevuto un opuscolo di consigli relativi a come rimanere attivi e mantenere un atteggiamento positivo riguardo al loro disturbo, e hanno discusso queste informazioni in un colloquio con il fisioterapista. Il gruppo sperimentale ha in aggiunta effettuato 5 sedute di fisioterapia secondo i protocolli standard del Sistema Sanitario Nazionale, comprendenti manipolazioni e mobilizzazione delle articolazioni, massaggi, stretching, esercizi ed applicazioni calde e fredde. Gli effetti sono stati confrontati un anno dopo: i pazienti che avevano effettuato la fisioterapia riferivano un benessere soggettivo ricevuto dalle sedute, tuttavia non erano evidenziabili effetti oggettivamente differenti fra i due gruppi per quanto riguarda i benefici a lungo termine, secondo una scala di misurazione della disabilità.

I ricercatori osservano che sono necessari altri studi per accertare meglio l’utilità della fisioterapia nelle lombalgie, in quanto il 30 per cento dei soggetti studiati in questa ricerca non ha fornito i dati al controllo annuale. Le conclusioni degli autori comunque sono che, in base ai dati attuali, non vi sono speciali benefici a lungo termine in terapie come la manipolazione spinale, ai fini di alleviare il mal di schiena lombare, anche se il benessere soggettivo dei pazienti è un dato comunque importante da tenere in considerazione, in quanto l’atteggiamento psicologico incide sui comportamenti che possono aiutare a affrontare questo disturbo nel modo ottimale.

Bibliografia. Frost H, Lamb SE, Doll HA et al. Randomised controlled trial of physiotherapy compared with advice for low back pain. BMJ 2004;329:708.

Fonte: http://it.health.yahoo.net

Non una semplice danza e neppure un’arte marziale, ma espressione e movimento corporeo.
Ecco una disciplina che non dona solo benessere fisico, ma anche interiore.
Nonostante sia nata ben 25 anni fa negli Stati Uniti, solo ora inizia ad essere apprezzata anche in Italia.
Nia”, questo il suo nome, è una combinazione ben riuscita di yoga, arti marziali, terapie corporee e danza ed «è indirizzata al riequilibrio del rapporto corpo-mente-spirito, portando allo stesso livello il corpo, la mente e le emozioni per integrare l'aspetto neurologico della persona» spiega Giorgio Rivari di Omniaction.it «Permettendo un contatto profondo è capace di recuperare, attraverso la vibrazione del suono (tracce musicali mirate) e il movimento, quelle che sono le capacità espressive prsonali, molto spesso assopite o nascoste dietro a strutture di tipo caratteriale. Il Nia (che è l’acronimo di Neuromuscolar Integrated Action – Azione Neuromuscolare Integrata), associa la sua azione sul principio di "gioia del movimento" e al piacere corporeo, utilizzando la combinazione di nuove forme di movimento. Il Nia insegna a interpretare fisicamente e a dirigere internamente le azioni e le scelte. Ad ascoltare la "voce del corpo" nel processo di crescita personale e di autoguarigione - responsabilità della propria salute -. Un corpo danza in una mente libera».

Il Nia è una disciplina adatta a tutti, persone di «qualsiasi età e livello di fitness. A tutti quelli che amano muovere e percepire il proprio corpo in armonia e sono interessati a incontrare il cambiamento su tutti e tre i livelli di corpo-mente-spirito (emozione). E' indicato a tutti quelli che desiderato incontrare la propria sfera emotiva e a riscoprire capacità latenti nell'ottica di uno sviluppo e crescita personale, liberandosi di quelle cosiddette corazze caratteriali che costituiscono i sistemi psichici di difesa. E' indirizzato a tutti quelli che vogliono tenersi in forma attraverso un metodo cosciente, artistico,espressivo e piacevole emotivamente, per innescare il processo di sviluppo e autoguarigione» continua Giorgio Rivari.

In questi ultimi anni, bisogna ammetterlo, vengono proposte moltissime discipline. Talmente tante che tutti abbiamo un po’ la testa frastornata e ci troviamo in difficoltà quando dobbiamo scegliere quella più adatta a noi. Con tante alternative che ci sono, che ci vengono sempre indicate come le migliori e più benefiche, perché scegliere Nia? domandiamo a Rivari.
«Il Nia è un metodo che viene sperimentato, percepito, elaborato ed integrato attraverso il corpo e le sue fasi di sviluppo attivo. E' come la cioccolata: devi assaggiarla per capirne la dolcezza. Bisogna assaporarla fino in fondo a se stessi per incontrare ed integrare quello che ognuno di noi, in un momento della propria vita, ha interrotto o lasciato in disparte - magari giudicandosi non capace, non all' altezza, non abbastanza bravo o non sufficientemente adatto - Tutte cose che ci riportano ad interagire e reagire con quello che è un intimo rapporto con se stessi».
«Il Nia utilizza il corpo per sviluppare le capacità di autoguarigione focalizzando la mente sull'ascolto attento in modo da coinvolgere l'aspetto emotivo integrandolo nei movimenti, nelle sensazioni e nelle libere espressioni di sé» » prosegue Rivari.
«In un mondo molto “plasticoso” ed emotivamente programmato, dove la tua voce tende a non essere più ascoltata, dove la tua voglia di fare muovere, parlare, danzare, correre, provare, sperimentare, sfogare, riprendere... dove tutto sembra senza istinto, poco naturale, poco autentico; dove tutto ti viene proposto con pseudo stimoli esterni virtuali... c'è la necessità di recuperare tutte le nostre cose più vere, ritrovarsi a giocare con altre persone; a muovere ed a esprimere in maniera sicura ed in armonia con i ritmi naturali: in pratica a ritrovare la gioia di vivere ed incontrare quel qualcosa di te che molto spesso ti viene a mancare».

Fonte: www.lastampa.it

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