I ritmi frenetici nemici del nostro benessere?
Essere in grado di ottemperare ai nostri doveri quotidiani “velocemente” sembra oggi divenuto essenziale. Ci alziamo e ci vestiamo di fretta. La caffeina che ci sveglia al mattino è uno dei simboli dei nostri tempi: cerchiamo sempre più esperienze adrenaliniche, per sentirci vivi e attivi. Dai drink energetici consumati in discoteca per poi scatenarsi e perdere il controllo, ai film horror sempre più angoscianti e terrificanti che danno la sensazione di “avere i nervi a fior di pelle”.

Ma negli ultimi anni, a partire dall’ideologia dello “Slow Food” , si è sviluppata una corrente di pensiero che promuove e incoraggia uno stile di vita diverso da quello adrenalinico, automatico, frettoloso cui siamo ormai tutti assuefatti e che ha un prezzo alto da pagare per il nostro organismo: ipertensione, ansia, rabbia cronica, agitazione e poi abuso di alcol e stimolanti e, infine, sonniferi per riuscire a dormire.
Uno stile di vita alternativo in cui si possa vivere le proprie giornate con relativa calma e serenità. Una vita che sia pacata progettualità nel caos e nella confusione che ci circondano.
Ma come trovare una nicchia di pace e calma?
Il consiglio è quello di chiedersi, per ogni attività che svolgiamo, se sia proprio così indispensabile. O se magari quel tempo possa essere dedicato ad altro, ossia a noi stessi. Stare soli con se stessi, immersi nei propri pensieri, magari anche focalizzandosi sui problemi e cercando di risolverli. Fare attività fisica all’aperto, in mezzo al verde; o praticare una delle numerosissime discipline orientali, come lo yoga, per il benessere del corpo e della mente. E quando ritorniamo alla realtà puntare all’essenziale, eliminare tutto il superfluo. E andare con una comoda seconda marcia, non in quinta!
La forza è nella calma?
Siamo costantemente bombardati da stimoli eccitanti e spesso nocivi e consumiamo tutto in fretta. Dai libri, sempre più facili da leggere e meno articolati: chi mai si porterebbe Dostoevskij in metro? Ai film, sempre più incalzanti e sconvolgenti: film come quelli di Hitchcock che tenevano desta l’attenzione dando il giusto brivido oggi li guardiamo per puro piacere intellettuale, un po’ come andare al museo. Anche l’arte, in tutti i suoi campi, sta diventando sempre più ad effetto. Deve scioccare sempre di più.
Cercare di agire con maggiore calma non significa necessariamente annoiarsi. Abbiamo la sensazione di fare meno e magari ci sentiamo in colpa se rallentiamo il passo? Non è così. Vivere momento per momento la giornata, invece di scivolare su ogni attività pensando già alla successiva, ci permetterebbe, al contrario, di assaporare maggiormente la vita apprezzandone i particolari. La nostra felicità, infatti, non può dipendere da quanto ci abboffiamo di attività, svaghi, lavori o vacanze lampo.
Educati a "correre"?
Il ritmo accelerato che ci imponiamo fa parte anche dell’educazione che abbiamo avuto da bambini: spesso i genitori non sopportano di vedere il proprio figlio che ozia. Ma è un peccato, perché è proprio dalla noia che si sviluppa la capacità di fantasticare, di immaginare. Al bambino viene imposta l’attività continua e, nell’ozio, si preferisce la tv, che però è nemica del pensiero.
Nell’adulto l’attività continua e accelerata serve anche a dimenticare se stessi e i propri problemi: questa strategia di vita, tuttavia, spesso non funziona e porta a problematiche psicologiche più complesse. Gli studi psicoanalitici dell’ultimo decennio indicano infatti che è più sana una persona che riesce a stare calma e relativamente serena in completa solitudine rispetto a chi è sempre sulla cresta dell’onda e in prima fila in ogni situazione sociale, ma perché da solo sta male.
Come sconfiggere il nervosismo contemporaneo?
Larry Dossey, medico americano, ha parlato di “instabilità del tempo”, invitando a considerare il tempo non come qualcosa che sfugge e che non basta mai, bensì come un “elemento” in cui siamo immersi e da usare con saggezza e moderazione.
Il tempo, infatti, non dovrebbe essere visto come un nemico da sconfiggere, dividendosi affannosamente tra studio, lavoro, famiglia, vita sociale e vacanze, ma come compagno di viaggio benevolo e copioso se sappiamo gestirlo con calma.
Alla ricerca di tempi e ritmi più naturali, senza che il futuro da cui ci sentiamo trainati diventi un tiranno. Forse iniziando a non sperperare energie in nome di un ideale di “perfetta efficienza” potremo riuscire a sconfiggere quel “nervosismo moderno” di cui parlava Freud più di un secolo fa.
A cura di Riccardo Serafini
Psicologo clinico e Formatore
Fonte:http://it.health.yahoo.net/
Link: http://www.ausilium.it
Epidemia di solitudine nel Natale della crisi. La sensazione di isolamento e abbandono che colpisce "spesso o sempre" quasi 4 milioni di italiani peggiora infatti nel periodo festivo, complice il clima di recessione di quest'anno. Nel mese di novembre le chiamate al servizio di ascolto di Telefono Amico Italia hanno toccato il picco di 10 mila, con un +35% rispetto allo stesso mese del 2007. E dall'inizio del 2008 la media mensile di richieste d'aiuto è aumentata del 20% circa, così come sono passati da 54 mila a 67 mila i minuti di conversazione al mese.
Per offrire un sostegno a chi si sente ancora più solo in questi giorni di festa, i volontari dell'onlus saranno a disposizione di chi soffre, senza interruzione dal 24 al 28 dicembre: una no-stop di 5 giorni che si ripete per il terzo anno consecutivo, si legge in una nota, al numero 199.284.284.
Dalle 10 di domani fino alle 24 di domenica, dunque, chiunque potrà chiamare il centro di ascolto, sicuro di trovare una voce amica. Secondo un'indagine condotta in marzo da AstraRicerche, se per 21 milioni di italiani la solitudine è un sentimento solo saltuario, per 3,9 milioni è invece una condizione permanente o prevalente. Specialmente dopo i 54 anni, tra le casalinghe e i pensionati, e nelle città grandi guidate da Milano: la metropoli del Nord risulta dal sondaggio la capitale italiana della solitudine. Per l'80% degli intervistati la solitudine provoca un profondo disagio emotivo, e più di due italiani su tre pensano che in questi ultimi anni sia "dilagata".
E proprio le feste, avverte Telefono Amico, sono spesso percepite come un momento di particolare stress. In questo periodo, infatti, tra regali e sorrisi, alcune persone si sentono particolarmente sole e tristi; sono più portate a riflettere sulla propria condizione personale e relazionale e a trarne un bilancio negativo. Nasce così un bisogno di ascolto e attenzione che appartiene alle persone davvero sole come a chi, pur avendo famiglia, non riesce a comunicare il proprio disagio. Il servizio 24 ore su 24 di Telefono Amico, i cui volontari rispondono ogni anno a oltre 120 mila chiamate che nella metà dei casi diventano vere e proprie richieste di aiuto, è un modo concreto di rispondere al disagio emozionale anche nelle feste.
(Tratto da Ad Kronos)