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ausilium.it
04.05.09

Il tè bianco per perdere peso

Per fare bene, il tè non deve essere per forza "verde" o nero, ma anche altre varietà di tè in infuso possono essere d’aiuto in svariate situazioni; come nel caso del sovrappeso, l’obesità e le cure dimagranti in genere.
Derivato anch’esso dalla pianta Camelia Sinensis, ecco il cosiddetto tè bianco, una qualità molto pregiata che viene ottenuta dai primi germogli i quali sono ricoperti di una lanugine bianca: da qui il nome.

perdere peso

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Nutrition and Metabolism" un gruppo di ricercatori tedeschi di Beiersdorf AG ha scoperto che una tazza di tè bianco al giorno riduce significativamente il gonfiore e offre una serie di proprietà anti obesità.
Lo studio, condotto su cellule di adipe (grasso) umane dette adipociti, ha mostrato come un estratto di questo tè agisca sulle stesse inibendo la generazione di nuovi adipociti, stimolando al tempo stesso la mobilitazione e l’eliminazione del grasso in quelle già mature.
Meno lavorato degli altri tè, come il tè verde e il tè nero, il tè bianco è più ricco di ingredienti e principi attivi che agiscono sulle cellule umane. Tra questi elementi ci sono le metilxantine a cui appartiene, per esempio, la caffeina (già comunemente utilizzate in alcuni prodotti dimagranti) e le epigallocatechine -3 gallato (EGCG), polifenoli che avrebbero anche proprietà antitumorali e anticancro.
Il dr. Marc Winnefeld, coordinatore della ricerca ha dichiarato «Nei paesi industrializzati, la crescente incidenza dell'obesità associata a disturbi come le malattie cardiovascolari e il diabete costituisce un problema crescente. Abbiamo dimostrato che il tè bianco può essere un’ideale fonte naturale di sostanze dimagranti».

Fonte: www.lastampa.it

ausilium.it
25.04.09

Il sovrallenamento

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Spesso l’idea di ottenere rapidamente dei risultati porta a relegare in secondo piano i tempi di recupero del nostro organismo. In una corretta programmazione anche il recupero svolge un ruolo essenziale e non casuale.

Una elevata somministrazione di lavoro, che non includa un adeguato recupero, porta facilmente a situazioni di over training, ossia di sovrallenamento. Il sovrallenamento è un pericolo comune, che ha come conseguenza il peggioramento generale della prestazione e un costante senso di affaticamento.

Il sovrallenamento non espone solo ad un peggioramento della performance sportiva, ma piuttosto ad una generale e debilitante situazione organica, caratterizzata da disturbi del sonno e dell’appetito, tachicardia, diminuzione della massa muscolare ecc. Uscire da una situazione di sovrallenamento può richiedere tempi anche molto lunghi.
Nonostante alcuni sintomi, come quelli citati, siano un evidente campanello d’allarme, nei casi più gravi il sovrallenamento può avere un periodo quasi asintomatico. Se l’incremento del senso di indolenzimento che segue una seduta allenante inizia ad essere più marcato del solito, o il peso corporeo inizia a calare, se nel bel mezzo di una sessione allenante le forze vengono meno, è bene chiedersi se ci stiamo preoccupando di recuperare adeguatamente, o se ci stiamo allenando in modo adeguato.

Un regime alimentare non idoneo, o insufficienti ore di sonno, costituiscono ulteriori elementi che possono facilitare l’insorgenza dell’over training. In caso di atleti professionisti le responsabilità sono imputabili anche ad una errata pianificazione della stagione sportiva o dei calendari di gara.

E’ importante, come in buona parte delle cose, attuare una strategia preventiva, che scongiuri del tutto la possibilità di incorrere nell’overtraining. Ad esempio con incrementi graduali dell’intensità del nostro allenamento, con adeguate ore di sonno ed una corretta alimentazione, ma anche inserendo periodi medio lunghi di riposo e recupero fra i vari macrocicli di allenamento.

Da un punto di vista fisiologico, la diminuzione delle scorte di glicogeno muscolare, senza un adeguato ripristino, induce nell’organismo gravi stati catabolici, con diminuzione della glutammina organica e deplezione di aminoacidi a catena ramificata responsabili, fra l’altro, di mantenere importanti equilibri ormonali. Anche la disidratazione o la perdita di alcuni minerali (es. ferro) può indurre in situazioni di sovrallenamento. Il quadro sintomatologico è ricco di decine di manifestazioni, dal danno muscolare allo squilibrio neuro-endocrinologico, dalla compromissione delle difese immunitarie alla depressione.
Tutte ragioni che palesano la necessità di prevenire tale insidioso nemico dell’allenamento.

(fonte nonsolofitness.it)

ausilium.it
14.04.09

Via il sale, largo al potassio

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Impariamo dalla natura: tanto potassio, poco sale. Nell’era del sovrappeso e dell’ipertensione, imparare a conoscere le virtù del potassio può voler dire migliorare non soltanto la qualità della vita, ma la longevità. Albicocche, banane, pesche, datteri, mandorle sono «uno straordinario esempio di come ci si dovrebbe nutrire per fare un pieno di energia positiva». Ma non solo: la sua funzione protettiva è determinante perché agisce contro quella dannosa dell’eccesso di sodio. Molti ricercatori ne hanno messo in luce lo straordinario ruolo di protezione contro l’ictus.

«Il potassio è alla base del ciclo di produzione di energia nel corpo umano e fa bruciare gli zuccheri. Ma ciò che è importante - mi ricordava tempo fa il dottor Carmelo Manganaro, specialista in cardiologia e dietologia - è il fatto che sia “idrofobo”, ovvero aiuta ad espellere l’acqua. Prendiamo invece il sale, di cui il potassio è il favoloso antagonista: semplificando al massimo, il sale fa bere di più, fa trattenere più acqua nel corpo con un inevitabile aumento di peso, fa aumentare la pressione con un alto rischio di malattie cardiovascolari».

Come riconoscere i «drogati» del sale? In genere si sentono più stanchi e accusano gonfiori, vittime di un deficit di energia. «Il sodio porta stanchezza - continuava il dottor Manganaro - perché si sostituisce al potassio negli enzimi del corpo che servono per la produzione di energia. Piccole quantità sono necessarie all’uomo, in quanto il sodio funziona come scintilla per la produzione di energia. Ma ne basta davvero pochissimo. Quello che invece manca nell’alimentazione quotidiana, sono dosi sufficienti di potassio, ottenibili sostituendo i cibi conservati con adeguate porzioni di frutta e di verdura».

Esperimenti hanno poi dimostrato che in ratti che avevano ingerito quantità eccessive di cloruro di sodio, razioni extra di potassio portavano a un allungamento della sopravvivenza: la loro vita si estendeva da 2 a 8 mesi rispetto ai topi a cui non era stato somministrato potassio. Per l’uomo, questo significherebbe uno straordinario effetto preventivo.

«Un aumento dell’apporto di potassio può proteggere contro l’ictus», come suggerito da Acheson e Williams e riportato in «Clinica dell’ipertensione» di Nornam M. Kaplan. «Questi risultati sono confermati da studi che dimostrano una protezione nei confronti del danno vascolare nel cervello e nei reni». La «protezione vascolare può comprendere l’inibizione di vari processi coinvolti nell’aterosclerosi, tra cui la formazione di radicali liberi, l’aggregazione piastrinica e la proliferazione di fibrocellule muscolari lisce». Frutta e fagioli, suggeriscono questi ricercatori, forniscono le maggiori quantità di potassio.

Con il potassio come alleato contro i danni provocati dal sodio, largo dunque a frutta e verdura. Ricordando il loro alto valore antiossidante: prugne, mirtilli e more hanno bucce così scure per proteggere se stessi dall’effetto ossidante del sole, così da trattenere al loro interno più vitamine possibili.

(fonte lastampa.it)