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		<title>AusiBlog</title>
		<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php</link>
		<description>AUSILIUM.il &#232; diventato In pochi anni il portale di riferimento per chiunque voglia vivere bene e meglio; e da oggi, oltre ai differenti ausili, vogliamo offrirti un luogo dove potrai trovare informazioni e approfondimento sui temi a te pi&#249; cari.</description>
		<language>it-IT</language>
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			<title>Pediatria: bebe' extralarge, neomamme distratte non sanno quando dire basta</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/infanziaemamma/pediatria-bebe-extralarge-neomamme-distr</link>
			<pubDate>Tue, 12 May 2009 07:03:33 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="main">Infanzia e mamma</category>			<guid isPermaLink="false">160@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ausilium.it&quot;&gt;http://www.ausilium.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'epidemia di bimbi oversize non accenna a rallentare. Cos&amp;#236; i ricercatori, a caccia dei colpevoli, sono andati a indagare sui comportamenti dei neogenitori alle prese con beb&amp;#232; ancora piccolissimi. Uno studio del Department of Nutritional Sciences della Rutgers University (Usa) punta il dito, in particolare, sulle neomamme, distratte o impreparate. Pi&amp;#249; attente a controllare i grammi di latte nel biberon che ai segnali di saziet&amp;#224; dei piccoli. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo la ricerca, pubblicata sul 'Journal of Nutrition Education and Behaviour', sembra infatti che le madri che non si accorgono dei segni di saziet&amp;#224; dei loro neonati tendono a ipernutrirli fin dai primi giorni di vita. Cos&amp;#236; i piccoli finiscono per accumulare troppo peso gi&amp;#224; tra 6 mesi e un anno. La ricerca &amp;#232; stata condotta su 96 donne a basso reddito americane, che avevano scelto di nutrire il piccolo esclusivamente con il biberon. I dati sono stati raccolti una prima volta alla nascita, e poi attraverso tre visite a domicilio, eseguite quando i bimbi avevano 3, 6 e 12 mesi. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I ricercatori hanno anche esaminato i diari alimentari dei beb&amp;#232; e le caratteristiche delle mamme. Cos&amp;#236;, tenendo conto dei diversi fattori (come peso alla nascita, sesso, et&amp;#224; materna, livello di studio, indice di massa corporea della donna prima della gravidanza), ma anche sensibilit&amp;#224; materna ai segnali di saziet&amp;#224; e numero di poppate al giorno, i ricercatori hanno scoperto che da zero a 6 mesi nessuna variabile permette di predire l'accumulo di peso del neonato. Poi, per&amp;#242;, le cose cambiano. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il numero di poppate al giorno da 6 mesi in poi &amp;#232; un'indizio utile a capire quale bambino diventer&amp;#224; troppo grosso. Proprio come l'occhio materno, ma in negativo: meno &amp;#232; sensibile a cogliere i segnali di saziet&amp;#224;, pi&amp;#249; il bimbo accumuler&amp;#224; peso entro l'anno di vita. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Insomma, il team di studiosi, fra cui John Worobey e Maria Islas Lopez, non ha dubbi. &quot;Pasti troppo frequenti, in particolare a base di latte artificiale, sono un facile colpevole. Ma la sensibilit&amp;#224; materna alla fame del neonato suggerisce - secondo i ricercatori - che un'involontaria lentezza&quot; nel far terminare il pasto, o il fatto di non interromperlo quando il piccolo mostra segni di saziet&amp;#224;, possono alterare la sua abilit&amp;#224; di autoregolarsi. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Occhio, per&amp;#242;, perch&amp;#233; se delle mamme pi&amp;#249; attente, sensibili e informate possono far bene alla linea del piccolo nella delicata fase della crescita, non bisogna aggiungere ansia alle donne alle prese con il primo figlio. &quot;Suggerire a una neomamma che sta nutrendo il bimbo troppo spesso, in modo troppo abbondante o male&quot;, riflettono i ricercatori, potrebbe avere effetti comunque negativi. Certo &amp;#232; comunque utile che, oltre al livello del latte nel biberon, le mamme guardino anche le reazioni del piccolo, per capire quando la sua pancia &amp;#232; piena. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(fonte adnkronos.com)&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/infanziaemamma/pediatria-bebe-extralarge-neomamme-distr&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ausilium.it">http://www.ausilium.it</a></p><p>L'epidemia di bimbi oversize non accenna a rallentare. Cos&#236; i ricercatori, a caccia dei colpevoli, sono andati a indagare sui comportamenti dei neogenitori alle prese con beb&#232; ancora piccolissimi. Uno studio del Department of Nutritional Sciences della Rutgers University (Usa) punta il dito, in particolare, sulle neomamme, distratte o impreparate. Pi&#249; attente a controllare i grammi di latte nel biberon che ai segnali di saziet&#224; dei piccoli. </p>

<p>Secondo la ricerca, pubblicata sul 'Journal of Nutrition Education and Behaviour', sembra infatti che le madri che non si accorgono dei segni di saziet&#224; dei loro neonati tendono a ipernutrirli fin dai primi giorni di vita. Cos&#236; i piccoli finiscono per accumulare troppo peso gi&#224; tra 6 mesi e un anno. La ricerca &#232; stata condotta su 96 donne a basso reddito americane, che avevano scelto di nutrire il piccolo esclusivamente con il biberon. I dati sono stati raccolti una prima volta alla nascita, e poi attraverso tre visite a domicilio, eseguite quando i bimbi avevano 3, 6 e 12 mesi. </p>

<p>I ricercatori hanno anche esaminato i diari alimentari dei beb&#232; e le caratteristiche delle mamme. Cos&#236;, tenendo conto dei diversi fattori (come peso alla nascita, sesso, et&#224; materna, livello di studio, indice di massa corporea della donna prima della gravidanza), ma anche sensibilit&#224; materna ai segnali di saziet&#224; e numero di poppate al giorno, i ricercatori hanno scoperto che da zero a 6 mesi nessuna variabile permette di predire l'accumulo di peso del neonato. Poi, per&#242;, le cose cambiano. </p>

<p>Il numero di poppate al giorno da 6 mesi in poi &#232; un'indizio utile a capire quale bambino diventer&#224; troppo grosso. Proprio come l'occhio materno, ma in negativo: meno &#232; sensibile a cogliere i segnali di saziet&#224;, pi&#249; il bimbo accumuler&#224; peso entro l'anno di vita. </p>

<p>Insomma, il team di studiosi, fra cui John Worobey e Maria Islas Lopez, non ha dubbi. "Pasti troppo frequenti, in particolare a base di latte artificiale, sono un facile colpevole. Ma la sensibilit&#224; materna alla fame del neonato suggerisce - secondo i ricercatori - che un'involontaria lentezza" nel far terminare il pasto, o il fatto di non interromperlo quando il piccolo mostra segni di saziet&#224;, possono alterare la sua abilit&#224; di autoregolarsi. </p>

<p>Occhio, per&#242;, perch&#233; se delle mamme pi&#249; attente, sensibili e informate possono far bene alla linea del piccolo nella delicata fase della crescita, non bisogna aggiungere ansia alle donne alle prese con il primo figlio. "Suggerire a una neomamma che sta nutrendo il bimbo troppo spesso, in modo troppo abbondante o male", riflettono i ricercatori, potrebbe avere effetti comunque negativi. Certo &#232; comunque utile che, oltre al livello del latte nel biberon, le mamme guardino anche le reazioni del piccolo, per capire quando la sua pancia &#232; piena. </p>

<p>(fonte adnkronos.com)</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/infanziaemamma/pediatria-bebe-extralarge-neomamme-distr">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/infanziaemamma/pediatria-bebe-extralarge-neomamme-distr#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>Sul menu c'&#232; l'insalata? Allora &#171;potrai&#187; scegliere il fritto misto</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/sul-menu-c-e-l-insalata-allora-lpotrair-</link>
			<pubDate>Tue, 12 May 2009 07:00:20 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="alt">Disabili e Anziani</category>
<category domain="main">Salute e benessere</category>			<guid isPermaLink="false">159@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ausilium.it&quot;&gt;http://www.ausilium.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Messi di fronte ad alternative salutari tendiamo a essere indulgenti con noi stessi e scegliere cibi poco sani&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al ristorante, dopo un elenco sterminato di portate zeppe di calorie vedete occhieggiare, in fondo, un'insalatina mista. &amp;#200; quasi certo che vi sentirete immediatamente autorizzati a essere un po' indulgenti con voi stessi ordinando un bel piatto di fritto misto. E lo farete tanto pi&amp;#249; facilmente quanto pi&amp;#249; siete tipi che tendono a esercitare molto autocontrollo: ve lo garantisce Keith Wilcox, un ricercatore della City University di New York. Che chiude il suo articolo sul Journal of Consumer Research scrivendo: &amp;#171;Noi consumatori vogliamo vedere a nostra disposizione cibi salutari, ma questo non significa che li sceglieremo&amp;#187;. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;SCELTE &amp;#8211; La faccenda ha dell&amp;#8217;ironico: possibile che davvero la sola presenza di un&amp;#8217;opzione buona e sana sul menu ci spinga a mangiare schifezze? Potrebbe essere la spiegazione del fatto che il girovita degli americani continua a crescere, nonostante le innumerevoli campagne condotte il quel Paese abbiano aumentato molto la disponibilit&amp;#224; di cibi meno trash di hamburger grondanti grasso, hot dog e patatine. Lo pensa Wilcox, che assieme a colleghi di altre due universit&amp;#224; statunitensi ha messo in piedi uno studio semplice semplice: ha preso alcuni volontari e, dopo averne valutate le caratteristiche comportamentali attraverso un questionario, li ha piazzati davanti a un menu di contorni che metteva a scelta fra patatine fritte, bocconcini di pollo (ebbene s&amp;#236;, negli Stati Uniti li considerano alla stregua di un contorno) e patate arrosto, con l&amp;#8217;avvertenza che tutti costavano allo stesso modo e quindi la scelta poteva essere fatta senza pensare al risparmio. La maggioranza, soprattutto quelli con maggior autocontrollo, ha evitato il piatto considerato meno salutare, le patatine fritte. Il test &amp;#232; stato ripetuto su un secondo gruppo, ma stavolta al menu &amp;#232; stata aggiunta una indubitabilmente salutare insalata. Sorpresa: la maggioranza ha scelto le patatine fritte. E lo hanno fatto in massa soprattutto i partecipanti dotati di maggior autocontrollo. Incredulo, Wilcox ha ripetuto il test mettendo a scelta i volontari fra un cheeseburger al bacon, un sandwich al pollo e un panino a base di pesce, inserendo poi in un secondo momento come opzione sana un panino vegetariano. Stesso risultato: al primo round tutti riconoscevano nel superimbottito cheeseburger il cibo meno salutare, ma appena compariva il panino vegetariano si lanciavano sopra al sandwich-schifezza senza troppi rimorsi. Diventavano insomma un po&amp;#8217; pi&amp;#249; indulgenti con se stessi. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;AUTOCONTROLLO &amp;#8211; Come si pu&amp;#242; &amp;#171;deragliare&amp;#187; cos&amp;#236; tanto dalle buone intenzioni? &amp;#171;Facciamo tutti del nostro meglio per scegliere bene nelle situazioni in cui &amp;#232; difficile farlo. Quando per&amp;#242; compare un&amp;#8217;opzione salutare che potrebbe aiutarci a far bene abbassiamo la guardia, e questo succede pi&amp;#249; facilmente se siamo inclini a esercitare molto autocontrollo su noi stessi&amp;#187;, dice Wilcox. Che tira in ballo, per spiegare questo comportamento, il meccanismo del &amp;#171;raggiungimento di un obiettivo vicario&amp;#187;. &amp;#171;Chi eccelle nel self-control &amp;#232; molto abile a restare concentrato su una meta, focalizzandosi solo su quella: se ad esempio deve finire un lavoro, &amp;#232; pi&amp;#249; bravo degli altri a rifiutare un invito al cinema &amp;#8211; spiega il ricercatore &amp;#8211;. Quando si tratta di cibo, i &quot;controllati&quot; sono bravi a resistere a un gelato o a un panino calorico. Se per&amp;#242; hanno a disposizione un&amp;#8217;opzione pi&amp;#249; sana, si autoingannano e credono di aver gi&amp;#224; raggiunto l&amp;#8217;obiettivo di mangiare corretto, anche se non &amp;#232; vero. Una volta convinti di aver in qualche modo atteso al loro scopo di mangiar sano per il solo fatto di aver letto sul menu un cibo salutare, si danno il permesso di cedere a un peccato di gola. Non attivano cio&amp;#232; la loro normale reazione per il raggiungimento dell&amp;#8217;obiettivo in risposta alla &amp;#8220;minaccia&quot; alimentare&amp;#187;. Nella vita vera, peraltro, i menu sono ben pi&amp;#249; vari e ricchi di piatti calorici e pieni di grassi: di fronte a una girandola di golosit&amp;#224;, la tentazione di scegliere sempre il peggio pu&amp;#242; avere effetti ben poco graditi sul girovita e la salute. &amp;#171;Il meccanismo del &amp;#8220;raggiungimento dell&amp;#8217;obiettivo vicario&amp;#8221;, inoltre, agisce anche in modo pi&amp;#249; sottile: se ad esempio ci siamo allenati in palestra, siamo pi&amp;#249; inclini a concederci un dessert o a cedere a tentazioni culinarie che normalmente lasceremmo perdere &amp;#8211; aggiunge Wilcox &amp;#8211;. Non possiamo farci granch&amp;#233;, se non esserne consapevoli e tenere la guardia sempre alta se vogliamo fare scelte sane in ogni occasione. Anche perch&amp;#233; il meccanismo &amp;#232; pi&amp;#249; accentuato in chi ha molto autocontrollo, ma vale per tutti: chiunque deve fare attenzione&amp;#187;. Pare proprio che sia l&amp;#8217;ora di smetterla di brontolare perch&amp;#233; non ci sono cibi abbastanza sani sul menu quando si va a cena al ristorante: il vero pericolo siamo proprio noi, con le nostre debolezze e le nostre evidentemente irrefrenabili pulsioni da ghiottoni.&lt;br /&gt;
(fonte corriere.it)&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/sul-menu-c-e-l-insalata-allora-lpotrair-&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ausilium.it">http://www.ausilium.it</a></p><p><em>Messi di fronte ad alternative salutari tendiamo a essere indulgenti con noi stessi e scegliere cibi poco sani</em></p>

<p>Al ristorante, dopo un elenco sterminato di portate zeppe di calorie vedete occhieggiare, in fondo, un'insalatina mista. &#200; quasi certo che vi sentirete immediatamente autorizzati a essere un po' indulgenti con voi stessi ordinando un bel piatto di fritto misto. E lo farete tanto pi&#249; facilmente quanto pi&#249; siete tipi che tendono a esercitare molto autocontrollo: ve lo garantisce Keith Wilcox, un ricercatore della City University di New York. Che chiude il suo articolo sul Journal of Consumer Research scrivendo: &#171;Noi consumatori vogliamo vedere a nostra disposizione cibi salutari, ma questo non significa che li sceglieremo&#187;. </p>

<p>SCELTE &#8211; La faccenda ha dell&#8217;ironico: possibile che davvero la sola presenza di un&#8217;opzione buona e sana sul menu ci spinga a mangiare schifezze? Potrebbe essere la spiegazione del fatto che il girovita degli americani continua a crescere, nonostante le innumerevoli campagne condotte il quel Paese abbiano aumentato molto la disponibilit&#224; di cibi meno trash di hamburger grondanti grasso, hot dog e patatine. Lo pensa Wilcox, che assieme a colleghi di altre due universit&#224; statunitensi ha messo in piedi uno studio semplice semplice: ha preso alcuni volontari e, dopo averne valutate le caratteristiche comportamentali attraverso un questionario, li ha piazzati davanti a un menu di contorni che metteva a scelta fra patatine fritte, bocconcini di pollo (ebbene s&#236;, negli Stati Uniti li considerano alla stregua di un contorno) e patate arrosto, con l&#8217;avvertenza che tutti costavano allo stesso modo e quindi la scelta poteva essere fatta senza pensare al risparmio. La maggioranza, soprattutto quelli con maggior autocontrollo, ha evitato il piatto considerato meno salutare, le patatine fritte. Il test &#232; stato ripetuto su un secondo gruppo, ma stavolta al menu &#232; stata aggiunta una indubitabilmente salutare insalata. Sorpresa: la maggioranza ha scelto le patatine fritte. E lo hanno fatto in massa soprattutto i partecipanti dotati di maggior autocontrollo. Incredulo, Wilcox ha ripetuto il test mettendo a scelta i volontari fra un cheeseburger al bacon, un sandwich al pollo e un panino a base di pesce, inserendo poi in un secondo momento come opzione sana un panino vegetariano. Stesso risultato: al primo round tutti riconoscevano nel superimbottito cheeseburger il cibo meno salutare, ma appena compariva il panino vegetariano si lanciavano sopra al sandwich-schifezza senza troppi rimorsi. Diventavano insomma un po&#8217; pi&#249; indulgenti con se stessi. </p>

<p>AUTOCONTROLLO &#8211; Come si pu&#242; &#171;deragliare&#187; cos&#236; tanto dalle buone intenzioni? &#171;Facciamo tutti del nostro meglio per scegliere bene nelle situazioni in cui &#232; difficile farlo. Quando per&#242; compare un&#8217;opzione salutare che potrebbe aiutarci a far bene abbassiamo la guardia, e questo succede pi&#249; facilmente se siamo inclini a esercitare molto autocontrollo su noi stessi&#187;, dice Wilcox. Che tira in ballo, per spiegare questo comportamento, il meccanismo del &#171;raggiungimento di un obiettivo vicario&#187;. &#171;Chi eccelle nel self-control &#232; molto abile a restare concentrato su una meta, focalizzandosi solo su quella: se ad esempio deve finire un lavoro, &#232; pi&#249; bravo degli altri a rifiutare un invito al cinema &#8211; spiega il ricercatore &#8211;. Quando si tratta di cibo, i "controllati" sono bravi a resistere a un gelato o a un panino calorico. Se per&#242; hanno a disposizione un&#8217;opzione pi&#249; sana, si autoingannano e credono di aver gi&#224; raggiunto l&#8217;obiettivo di mangiare corretto, anche se non &#232; vero. Una volta convinti di aver in qualche modo atteso al loro scopo di mangiar sano per il solo fatto di aver letto sul menu un cibo salutare, si danno il permesso di cedere a un peccato di gola. Non attivano cio&#232; la loro normale reazione per il raggiungimento dell&#8217;obiettivo in risposta alla &#8220;minaccia" alimentare&#187;. Nella vita vera, peraltro, i menu sono ben pi&#249; vari e ricchi di piatti calorici e pieni di grassi: di fronte a una girandola di golosit&#224;, la tentazione di scegliere sempre il peggio pu&#242; avere effetti ben poco graditi sul girovita e la salute. &#171;Il meccanismo del &#8220;raggiungimento dell&#8217;obiettivo vicario&#8221;, inoltre, agisce anche in modo pi&#249; sottile: se ad esempio ci siamo allenati in palestra, siamo pi&#249; inclini a concederci un dessert o a cedere a tentazioni culinarie che normalmente lasceremmo perdere &#8211; aggiunge Wilcox &#8211;. Non possiamo farci granch&#233;, se non esserne consapevoli e tenere la guardia sempre alta se vogliamo fare scelte sane in ogni occasione. Anche perch&#233; il meccanismo &#232; pi&#249; accentuato in chi ha molto autocontrollo, ma vale per tutti: chiunque deve fare attenzione&#187;. Pare proprio che sia l&#8217;ora di smetterla di brontolare perch&#233; non ci sono cibi abbastanza sani sul menu quando si va a cena al ristorante: il vero pericolo siamo proprio noi, con le nostre debolezze e le nostre evidentemente irrefrenabili pulsioni da ghiottoni.<br />
(fonte corriere.it)</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/sul-menu-c-e-l-insalata-allora-lpotrair-">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/sul-menu-c-e-l-insalata-allora-lpotrair-#comments</comments>
		</item>
				<item>
			<title>I non fumatori vivono pi&#249; a lungo</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/i-non-fumatori-vivono-piu-a-lungo</link>
			<pubDate>Mon, 11 May 2009 09:06:22 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="main">Salute e benessere</category>			<guid isPermaLink="false">158@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ausilium.it&quot;&gt;http://www.ausilium.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;I risultati di uno studio durato 30 anni&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che il fumo faccia male lo sanno tutti, anche i fumatori. Nonostante ci&amp;#242;, spesso le motivazioni per smettere non sono sufficienti e anche se ci si prova, in molti ci ricascano o non ci riescono per nulla. Forse sapere che non fumando si guadagnano un po&amp;#8217; di anni di vita, potrebbe essere un buon incentivo.&lt;br /&gt;
&amp;#200; quanto emerge da uno studio condotto su 54.000 norvegesi durato la bellezza di trent&amp;#8217;anni i cui risultati sono stati presentati alla conferenza EuroPRevent 2009 che si &amp;#232; tenuta a Stoccolma dal 6 al 9 maggio 2009.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=26&amp;amp;ID_file=897&quot; alt=&quot;fumo&quot; title=&quot;fumo&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I ricercatori dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Oslo e dell&amp;#8217;Istituto di Salute Pubblica Norvegese, hanno rilevato che i non fumatori hanno un cuore pi&amp;#249; sano e vivono in media pi&amp;#249; a lungo di chi invece fuma. Anche perch&amp;#233; il fumo &amp;#232; strettamente collegato alle malattie cardiovascolari e altre patologie mortali come il tumore ai polmoni.&lt;br /&gt;
Anche se questo studio non fa che confermare i risultati di molti altri, i ricercatori suggeriscono come tutti gli studi abbiano mostrato in assoluto il reale rischio per la vita a cui espone il fumo. In particolare in Europa dove la causa principale di morte sono proprio le malattie cardiovascolari.&lt;br /&gt;
Questo monumentale studio ha preso il via nel 1974 e ha coinvolto persone di entrambi i sessi e di et&amp;#224; compresa tra i 35 e i 49 anni. I partecipanti in questi anni sono stati invitati a sottoporsi a un esame di screening cardiovascolare.&lt;br /&gt;
All&amp;#8217;invito ha risposto oltre il 90% della popolazione e durante la durata dello studio sono state tenute sotto controllo le morti. Durante gli anni 2006 e 2008 a tutte le persone ancora in vita &amp;#232; stato chiesto di compilare un questionario per valutare le abitudini di vita, gli eventuali vizi come fumo o alcol, eventuali malattie in corso e lo stato di salute generale.&lt;br /&gt;
In base alle risposte i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi: non fumatori, ex-fumatori e fumatori (questi ultimi sono poi stati suddivisi in altri tre sottogruppi in base alla quantit&amp;#224; di sigarette fumate giornalmente).&lt;br /&gt;
Dai risultati &amp;#232; emerso che dei 54.000 partecipanti iniziali nel 1974, il 24% era nel frattempo morto. Di questi, tra i decessi di sesso maschile il 45% erano fumatori accaniti, mentre tra quelli di sesso femminile la percentuale era del 33%. Nel totale, le morti per infarto &amp;#232; stata del 21%.&lt;br /&gt;
&amp;#200; inoltre stato evidenziato un chiaro collegamento tra il fumo, il diabete e l&amp;#8217;ictus.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/i-non-fumatori-vivono-piu-a-lungo&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ausilium.it">http://www.ausilium.it</a></p><p><em><strong>I risultati di uno studio durato 30 anni</strong></em></p>

<p>Che il fumo faccia male lo sanno tutti, anche i fumatori. Nonostante ci&#242;, spesso le motivazioni per smettere non sono sufficienti e anche se ci si prova, in molti ci ricascano o non ci riescono per nulla. Forse sapere che non fumando si guadagnano un po&#8217; di anni di vita, potrebbe essere un buon incentivo.<br />
&#200; quanto emerge da uno studio condotto su 54.000 norvegesi durato la bellezza di trent&#8217;anni i cui risultati sono stati presentati alla conferenza EuroPRevent 2009 che si &#232; tenuta a Stoccolma dal 6 al 9 maggio 2009.</p>

<p><img src="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=26&amp;ID_file=897" alt="fumo" title="fumo" /></p>

<p>I ricercatori dell&#8217;Universit&#224; di Oslo e dell&#8217;Istituto di Salute Pubblica Norvegese, hanno rilevato che i non fumatori hanno un cuore pi&#249; sano e vivono in media pi&#249; a lungo di chi invece fuma. Anche perch&#233; il fumo &#232; strettamente collegato alle malattie cardiovascolari e altre patologie mortali come il tumore ai polmoni.<br />
Anche se questo studio non fa che confermare i risultati di molti altri, i ricercatori suggeriscono come tutti gli studi abbiano mostrato in assoluto il reale rischio per la vita a cui espone il fumo. In particolare in Europa dove la causa principale di morte sono proprio le malattie cardiovascolari.<br />
Questo monumentale studio ha preso il via nel 1974 e ha coinvolto persone di entrambi i sessi e di et&#224; compresa tra i 35 e i 49 anni. I partecipanti in questi anni sono stati invitati a sottoporsi a un esame di screening cardiovascolare.<br />
All&#8217;invito ha risposto oltre il 90% della popolazione e durante la durata dello studio sono state tenute sotto controllo le morti. Durante gli anni 2006 e 2008 a tutte le persone ancora in vita &#232; stato chiesto di compilare un questionario per valutare le abitudini di vita, gli eventuali vizi come fumo o alcol, eventuali malattie in corso e lo stato di salute generale.<br />
In base alle risposte i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi: non fumatori, ex-fumatori e fumatori (questi ultimi sono poi stati suddivisi in altri tre sottogruppi in base alla quantit&#224; di sigarette fumate giornalmente).<br />
Dai risultati &#232; emerso che dei 54.000 partecipanti iniziali nel 1974, il 24% era nel frattempo morto. Di questi, tra i decessi di sesso maschile il 45% erano fumatori accaniti, mentre tra quelli di sesso femminile la percentuale era del 33%. Nel totale, le morti per infarto &#232; stata del 21%.<br />
&#200; inoltre stato evidenziato un chiaro collegamento tra il fumo, il diabete e l&#8217;ictus.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/i-non-fumatori-vivono-piu-a-lungo">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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			<title>Generazione mutante tra nonni e iPod</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/infanziaemamma/generazione-mutante-tra-nonni-e-ipod</link>
			<pubDate>Mon, 11 May 2009 09:03:18 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="main">Infanzia e mamma</category>			<guid isPermaLink="false">157@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ausilium.it&quot;&gt;http://www.ausilium.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ragazzini in cerca di eroi; l&amp;#8217;esempio vale pi&amp;#249; della moda. Under 16 ai raggi X: e se fossero migliori dei genitori?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ognuno di noi possiede pi&amp;#249; sfaccettature dentro se stesso: non solo chi siamo, ma anche chi potremmo essere se inseguissimo tutti i nostri sogni&amp;#187;. Miley Cyrus ha diciassette anni e come Hannah Montana, il suo alter ego protagonista di una serie su Disney Channel, un tour musicale e un film che spopola nelle sale, &amp;#232; un simbolo per milioni di ragazzini. Perch&amp;#233; &amp;#232; famosa, certo. Ma soprattutto perch&amp;#233; i giovanissimi la sentono come una loro, alle prese con la difficolt&amp;#224; di crescere: &amp;#171;Sono destra? Sono mancina? - si chiede Hannah-Miley nell&amp;#8217;autobiografia &amp;#171;La mia strada&amp;#187; (Disney Libri), che sar&amp;#224; presentata gioved&amp;#236; alla Fiera del Libro di Torino - Sono una cantante, un&amp;#8217;attrice, una persona con una vita privata? Perch&amp;#233; non posso essere tutte queste cose allo stesso tempo?&amp;#187;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/societa/200905images/adolescenti01g.jpg&quot; alt=&quot;ipod&quot; title=&quot;ipod&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una sfida, quella della costruzione della propria identit&amp;#224;, che appartiene ai ragazzini di tutti i tempi: ma che per questa generazione ha caratteristiche diverse e pi&amp;#249; complesse, perch&amp;#233; grazie alla tecnologia per loro si moltiplicano i livelli e le opportunit&amp;#224;. &amp;#171;Expo Teens&amp;#187;, li chiama il professor Francesco Morace, che sugli 11-16 enni ha condotto per &amp;#171;Future Concept Lab&amp;#187; un&amp;#8217;approfondita ricerca. &amp;#171;Expo&amp;#187;, spiega, &amp;#171;sta per &amp;#8220;esplorazione&amp;#8221; e per &amp;#8220;esposizione&amp;#8221;. Gli adolescenti hanno la possibilit&amp;#224; di esplorare un mondo enorme ma accessibile grazie alla tecnologia, e nello stesso tempo hanno la necessit&amp;#224; di essere protagonisti, esporsi sui mass media, farsi notare&amp;#187;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Vediamo solo il peggio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Un desiderio di protagonismo quasi sempre demonizzato dai grandi: &amp;#171;Noi sottolineiamo soltanto le punte negative - spiega la sociologa Valentina Ventrelli -, ma i bulli finiti su Youtube, o la ragazza che si fotografa nuda con il cellulare non sono una novit&amp;#224; di questi anni. I ragazzi in qualche modo disputarti ci sono sempre stati, la tecnologia di oggi non fa che ingrandire il palcoscenico. Ma quella stessa tecnologia serve a facilitare relazioni e informazioni, e aiuta il talento a venir fuori&amp;#187;. &amp;#200; la differenza tra reality show e talent show, spiega Morace. &amp;#171;Nel primo caso ci si limita a farsi vedere, nel secondo si lavora duramente per far emergere le proprie qualit&amp;#224;&amp;#187;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La differenza sta soprattutto nello sguardo dell&amp;#8217;adulto, che pu&amp;#242; usare i ragazzini come consumatori o aiutarli a sviluppare le proprie potenzialit&amp;#224;. Il nodo sta proprio l&amp;#236;, nel difficile rapporto tra adolescenti e adulti. &amp;#171;Abbiamo paura di loro perch&amp;#233; sono dei mutanti, cos&amp;#236; diversi da come eravamo noi alla loro et&amp;#224; - dice Ventrelli - e rinunciamo a proporci come modelli. Mentre hanno enorme bisogno di maestri&amp;#187;. Anche perch&amp;#233; sono una generazione molto concreta e poco ideologica: non sono affascinati dalle grandi idee ma dall&amp;#8217;esperienza di persone che per la loro storia personale hanno saputo dimostrare la loro capacit&amp;#224;, e questo vale sia per uno zio particolarmente &amp;#171;figo&amp;#187;, che per uno sportivo come il portiere della Juve Gianluigi Buffon, che ha raccontato di essere stato emarginato da ragazzino e poi &amp;#232; riuscito a &amp;#171;sfondare&amp;#187;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#171;Ne dovrebbero tener conto anche le scuole - dice Morace - i ragazzi faticano a seguire, per esempio, i concetti astratti di geografia. Ma se un professore racconta un viaggio pendono dalle sue labbra&amp;#187;. Poi, come in ogni tempo, per i ragazzi &amp;#232; fondamentale il gruppo &amp;#171;dei pari&amp;#187;, come luogo fisico ed emotivo di condivisione. E se &amp;#232; vero che la tradizionale piazzetta di incontro si sta trasformando in una piazza virtuale, fatta di chat, social network, forum e blog, &amp;#232; anche vero &amp;#171;che le relazioni che ne nascono non sono affatto virtuali, ma profonde e autentiche. I ragazzi non sono sopraffatti dalla tecnologia, la usano per trovare persone simili a loro nei gusti e nelle passioni&amp;#187;.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
Cambiano all&amp;#8217;improvviso&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Crolla anche un altro mito. &amp;#171;Non sono affatto schiavi della moda come crediamo, anzi sono molto meno pecoroni delle generazioni dei genitori, da quella dell&amp;#8217;eskimo a quella dei paninari. Hanno un rapporto con la moda pi&amp;#249; distaccato e indipendente&amp;#187;. Una capacit&amp;#224; di cambiare rapidissima secondo il gusto, l&amp;#8217;umore, le occasioni, che spiega bene Hannah Montana &amp;#171;nei miei armadi c&amp;#8217;&amp;#232; di tutto, grandi firme e robaccia, quello che scelgo io e quello che la gente vuole che io indossi, tutto appallottolato insieme e difficile da dividere&amp;#187;. I teenager mutanti hanno per&amp;#242; un cuore antico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#171;Questo &amp;#232; il problema - conclude Morace - hanno un&amp;#8217;intelligenza rivoluzionaria, sono veloci, reattivi, sintetici, solo un po&amp;#8217; a rischio di superficialit&amp;#224;. Ma un&amp;#8217;affettivit&amp;#224; tradizionale: sono mammoni, hanno paura delle interrogazioni, patiscono l&amp;#8217;esclusione e la noia. Bisogna star loro vicini, i genitori prima di tutto, superando il loro terrore di essere inadeguati. E, perch&amp;#233; no?, anche i nonni, importanti per dare il senso di memoria e di prospettiva temporale&amp;#187;. Non a caso Miley Cyrus dedica il libro &amp;#171;alla memoria mio nonno, non solo il mio migliore amico, ma il mio eroe&amp;#187;.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/infanziaemamma/generazione-mutante-tra-nonni-e-ipod&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ausilium.it">http://www.ausilium.it</a></p><p><strong>Ragazzini in cerca di eroi; l&#8217;esempio vale pi&#249; della moda. Under 16 ai raggi X: e se fossero migliori dei genitori?</strong></p>

<p>Ognuno di noi possiede pi&#249; sfaccettature dentro se stesso: non solo chi siamo, ma anche chi potremmo essere se inseguissimo tutti i nostri sogni&#187;. Miley Cyrus ha diciassette anni e come Hannah Montana, il suo alter ego protagonista di una serie su Disney Channel, un tour musicale e un film che spopola nelle sale, &#232; un simbolo per milioni di ragazzini. Perch&#233; &#232; famosa, certo. Ma soprattutto perch&#233; i giovanissimi la sentono come una loro, alle prese con la difficolt&#224; di crescere: &#171;Sono destra? Sono mancina? - si chiede Hannah-Miley nell&#8217;autobiografia &#171;La mia strada&#187; (Disney Libri), che sar&#224; presentata gioved&#236; alla Fiera del Libro di Torino - Sono una cantante, un&#8217;attrice, una persona con una vita privata? Perch&#233; non posso essere tutte queste cose allo stesso tempo?&#187;.</p>

<p><img src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/societa/200905images/adolescenti01g.jpg" alt="ipod" title="ipod" /></p>

<p>Una sfida, quella della costruzione della propria identit&#224;, che appartiene ai ragazzini di tutti i tempi: ma che per questa generazione ha caratteristiche diverse e pi&#249; complesse, perch&#233; grazie alla tecnologia per loro si moltiplicano i livelli e le opportunit&#224;. &#171;Expo Teens&#187;, li chiama il professor Francesco Morace, che sugli 11-16 enni ha condotto per &#171;Future Concept Lab&#187; un&#8217;approfondita ricerca. &#171;Expo&#187;, spiega, &#171;sta per &#8220;esplorazione&#8221; e per &#8220;esposizione&#8221;. Gli adolescenti hanno la possibilit&#224; di esplorare un mondo enorme ma accessibile grazie alla tecnologia, e nello stesso tempo hanno la necessit&#224; di essere protagonisti, esporsi sui mass media, farsi notare&#187;.</p>

<p><strong>Vediamo solo il peggio</strong><br />
Un desiderio di protagonismo quasi sempre demonizzato dai grandi: &#171;Noi sottolineiamo soltanto le punte negative - spiega la sociologa Valentina Ventrelli -, ma i bulli finiti su Youtube, o la ragazza che si fotografa nuda con il cellulare non sono una novit&#224; di questi anni. I ragazzi in qualche modo disputarti ci sono sempre stati, la tecnologia di oggi non fa che ingrandire il palcoscenico. Ma quella stessa tecnologia serve a facilitare relazioni e informazioni, e aiuta il talento a venir fuori&#187;. &#200; la differenza tra reality show e talent show, spiega Morace. &#171;Nel primo caso ci si limita a farsi vedere, nel secondo si lavora duramente per far emergere le proprie qualit&#224;&#187;.</p>

<p>La differenza sta soprattutto nello sguardo dell&#8217;adulto, che pu&#242; usare i ragazzini come consumatori o aiutarli a sviluppare le proprie potenzialit&#224;. Il nodo sta proprio l&#236;, nel difficile rapporto tra adolescenti e adulti. &#171;Abbiamo paura di loro perch&#233; sono dei mutanti, cos&#236; diversi da come eravamo noi alla loro et&#224; - dice Ventrelli - e rinunciamo a proporci come modelli. Mentre hanno enorme bisogno di maestri&#187;. Anche perch&#233; sono una generazione molto concreta e poco ideologica: non sono affascinati dalle grandi idee ma dall&#8217;esperienza di persone che per la loro storia personale hanno saputo dimostrare la loro capacit&#224;, e questo vale sia per uno zio particolarmente &#171;figo&#187;, che per uno sportivo come il portiere della Juve Gianluigi Buffon, che ha raccontato di essere stato emarginato da ragazzino e poi &#232; riuscito a &#171;sfondare&#187;.</p>

<p>&#171;Ne dovrebbero tener conto anche le scuole - dice Morace - i ragazzi faticano a seguire, per esempio, i concetti astratti di geografia. Ma se un professore racconta un viaggio pendono dalle sue labbra&#187;. Poi, come in ogni tempo, per i ragazzi &#232; fondamentale il gruppo &#171;dei pari&#187;, come luogo fisico ed emotivo di condivisione. E se &#232; vero che la tradizionale piazzetta di incontro si sta trasformando in una piazza virtuale, fatta di chat, social network, forum e blog, &#232; anche vero &#171;che le relazioni che ne nascono non sono affatto virtuali, ma profonde e autentiche. I ragazzi non sono sopraffatti dalla tecnologia, la usano per trovare persone simili a loro nei gusti e nelle passioni&#187;.<br />
<strong><br />
Cambiano all&#8217;improvviso</strong><br />
Crolla anche un altro mito. &#171;Non sono affatto schiavi della moda come crediamo, anzi sono molto meno pecoroni delle generazioni dei genitori, da quella dell&#8217;eskimo a quella dei paninari. Hanno un rapporto con la moda pi&#249; distaccato e indipendente&#187;. Una capacit&#224; di cambiare rapidissima secondo il gusto, l&#8217;umore, le occasioni, che spiega bene Hannah Montana &#171;nei miei armadi c&#8217;&#232; di tutto, grandi firme e robaccia, quello che scelgo io e quello che la gente vuole che io indossi, tutto appallottolato insieme e difficile da dividere&#187;. I teenager mutanti hanno per&#242; un cuore antico.</p>

<p>&#171;Questo &#232; il problema - conclude Morace - hanno un&#8217;intelligenza rivoluzionaria, sono veloci, reattivi, sintetici, solo un po&#8217; a rischio di superficialit&#224;. Ma un&#8217;affettivit&#224; tradizionale: sono mammoni, hanno paura delle interrogazioni, patiscono l&#8217;esclusione e la noia. Bisogna star loro vicini, i genitori prima di tutto, superando il loro terrore di essere inadeguati. E, perch&#233; no?, anche i nonni, importanti per dare il senso di memoria e di prospettiva temporale&#187;. Non a caso Miley Cyrus dedica il libro &#171;alla memoria mio nonno, non solo il mio migliore amico, ma il mio eroe&#187;.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/infanziaemamma/generazione-mutante-tra-nonni-e-ipod">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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			<title>Quanto conta cosa mangi appena sveglio</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/quanto-conta-cosa-mangi-appena-sveglio</link>
			<pubDate>Sun, 10 May 2009 18:51:30 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="alt">Disabili e Anziani</category>
<category domain="main">Salute e benessere</category>			<guid isPermaLink="false">156@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ausilium.it&quot;&gt;http://www.ausilium.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Una prima colazione abbondante e ricca di proteine riduce la fame e il consumo di calorie durante il giorno&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;MILANO &lt;/strong&gt;- Il mattino ha l'oro in bocca. In senso pi&amp;#249; letterale di quanto potrebbe far supporre il proverbio: quanto e cosa mangiamo a colazione, infatti, ha un effetto su tutto il resto della giornata. Secondo diversi studi presentati al congresso Experimental Biology 2009 , a New Orleans, fare una buona colazione aiuta infatti a tenere sotto controllo la fame durante il giorno e a contenere l'introito calorico. S&amp;#236; anche alle proteine di primo mattino, che parrebbero particolarmente efficaci nel ridurre l'appetito negli adolescenti; promosse pure le uova, tipiche della tradizione anglosassone, che secondo i dati presentati a New Orleans non solo non fanno male, ma aiutano a sentirsi sazi pi&amp;#249; a lungo e a mangiar meno a pranzo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://roccesarde.hotelsinsardinia.it/images/600/colazione.jpg&quot; alt=&quot;colazione&quot; title=&quot;colazione&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;FAME&lt;/strong&gt; &amp;#8211; I dati arrivano da varie ricerche discusse durante il congresso statunitense. Uno studio condotto da ricercatori della Kansas University, ad esempio, ha indagato gli effetti di diversi tipi di prima colazione fra gli adolescenti, mettendo a confronto quelli che saltavano il pasto del mattino con quelli che sceglievano una colazione ricca di carboidrati o una a base di proteine (entrambe per un totale di circa 500 calorie, perci&amp;#242; molto abbondanti). Chiaro il risultato: i ragazzi che non rinunciavano alla colazione consumavano meno calorie a pranzo e avevano meno fame durante il resto della giornata, perch&amp;#233; continuavano a sentirsi pi&amp;#249; sazi. Del resto non &amp;#232; ormai un mistero per nessuno: anche il Nationwide Food Consumption Survey statunitense ha dimostrato, poco tempo fa, che saltare la prima colazione si associa a un indice di massa corporea mediamente maggiore. Particolarmente efficaci nel ridurre l'appetito durante il resto del giorno le proteine introdotte di primo mattino, ad esempio con le uova.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;UOVA &lt;/strong&gt;&amp;#8211; Gli studi presentati a New Orleans sono infatti anche una sorta di riabilitazione a tutto campo dell'alimento principe della prima colazione continentale: secondo un altro studio, condotto da Maria Luz Fernandez dell'Universit&amp;#224; del Connecticut, anche gli adulti tengono meglio sotto controllo fame e introito calorico nel resto della giornata se al mattino si sono concessi una ricca colazione, con tanto di uovo (magari semplicemente sodo e non fritto). Mettendo a confronto una colazione ricca di carboidrati e una ricca di proteine, a parit&amp;#224; di calorie, le proteine sarebbero infatti pi&amp;#249; sazianti e aiuterebbero perfino chi &amp;#232; a dieta: la Fernandez ha citato infatti uno studio apparso di recente sull'International Journal of Obesity secondo cui chi &amp;#232; a dieta e mangia uova a colazione perde il 65 per cento in pi&amp;#249; del peso rispetto a chi sceglie pane e simili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;EFFICIENZA&lt;/strong&gt; - Dobbiamo rivedere la tipica colazione mediterranea? &amp;#171;Le proteine a colazione saziano a lungo, &amp;#232; indubbio, ma poi fanno anche addormentare &amp;#8211; commenta Carlo Cannella, direttore dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) &amp;#8211;. Uova, bacon, salsicce e simili, tanto graditi agli anglosassoni, faranno pure consumare meno calorie nel resto della giornata ma di fatto &amp;#232; come anticipare la cena al mattino: essendo infatti pesanti da digerire, riducono l'efficienza durante la mattinata&amp;#187;. Non dobbiamo barattare la nostra colazione mediterranea con le scelte anglosassoni, quindi? &amp;#171;Latte, yogurt, pane, miele e marmellate, frutta sono cibi ottimi: danno energia e non impegnano troppo la digestione. Se poi vogliamo esagerare, un uovo di tanto in tanto pu&amp;#242; pure andare bene&amp;#187;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;GRASSI&lt;/strong&gt; &amp;#8211; Di certo infatti fra tutti i cibi proteici del breakfast all'americana le uova sono le pi&amp;#249; sane: con appena 70 calorie offrono proteine nobili, vitamine e minerali in quantit&amp;#224;. Ma non rischiano di far aumentare il colesterolo con tutto quel che ne consegue? Secondo un'altra ricerca discussa a New Orleans, niente affatto: chi consuma uova al mattino non ha un profilo lipidico diverso da chi non le mangia, il colesterolo totale &amp;#232; del tutto simile. E un'analisi condotta su dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tranquillizza: chi mangia molte uova in generale non ha un maggior rischio cardiovascolare e anzi, uomini e donne che ne consumano da una a sei alla settimana vedono ridurre il proprio rischio di ictus e la mortalit&amp;#224; complessiva. Insomma, volendo &amp;#8220;far gli americani&amp;#8221;, al mattino possiamo concederci un ovetto. Ma &amp;#232; comunque meglio non aggiungerci bacon, formaggi e salumi.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/quanto-conta-cosa-mangi-appena-sveglio&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ausilium.it">http://www.ausilium.it</a></p><p><em><strong>Una prima colazione abbondante e ricca di proteine riduce la fame e il consumo di calorie durante il giorno</strong></em></p>

<p><strong>MILANO </strong>- Il mattino ha l'oro in bocca. In senso pi&#249; letterale di quanto potrebbe far supporre il proverbio: quanto e cosa mangiamo a colazione, infatti, ha un effetto su tutto il resto della giornata. Secondo diversi studi presentati al congresso Experimental Biology 2009 , a New Orleans, fare una buona colazione aiuta infatti a tenere sotto controllo la fame durante il giorno e a contenere l'introito calorico. S&#236; anche alle proteine di primo mattino, che parrebbero particolarmente efficaci nel ridurre l'appetito negli adolescenti; promosse pure le uova, tipiche della tradizione anglosassone, che secondo i dati presentati a New Orleans non solo non fanno male, ma aiutano a sentirsi sazi pi&#249; a lungo e a mangiar meno a pranzo.</p>


<p><img src="http://roccesarde.hotelsinsardinia.it/images/600/colazione.jpg" alt="colazione" title="colazione" /></p>

<p><strong>FAME</strong> &#8211; I dati arrivano da varie ricerche discusse durante il congresso statunitense. Uno studio condotto da ricercatori della Kansas University, ad esempio, ha indagato gli effetti di diversi tipi di prima colazione fra gli adolescenti, mettendo a confronto quelli che saltavano il pasto del mattino con quelli che sceglievano una colazione ricca di carboidrati o una a base di proteine (entrambe per un totale di circa 500 calorie, perci&#242; molto abbondanti). Chiaro il risultato: i ragazzi che non rinunciavano alla colazione consumavano meno calorie a pranzo e avevano meno fame durante il resto della giornata, perch&#233; continuavano a sentirsi pi&#249; sazi. Del resto non &#232; ormai un mistero per nessuno: anche il Nationwide Food Consumption Survey statunitense ha dimostrato, poco tempo fa, che saltare la prima colazione si associa a un indice di massa corporea mediamente maggiore. Particolarmente efficaci nel ridurre l'appetito durante il resto del giorno le proteine introdotte di primo mattino, ad esempio con le uova.</p>

<p><strong>UOVA </strong>&#8211; Gli studi presentati a New Orleans sono infatti anche una sorta di riabilitazione a tutto campo dell'alimento principe della prima colazione continentale: secondo un altro studio, condotto da Maria Luz Fernandez dell'Universit&#224; del Connecticut, anche gli adulti tengono meglio sotto controllo fame e introito calorico nel resto della giornata se al mattino si sono concessi una ricca colazione, con tanto di uovo (magari semplicemente sodo e non fritto). Mettendo a confronto una colazione ricca di carboidrati e una ricca di proteine, a parit&#224; di calorie, le proteine sarebbero infatti pi&#249; sazianti e aiuterebbero perfino chi &#232; a dieta: la Fernandez ha citato infatti uno studio apparso di recente sull'International Journal of Obesity secondo cui chi &#232; a dieta e mangia uova a colazione perde il 65 per cento in pi&#249; del peso rispetto a chi sceglie pane e simili.</p>

<p><strong>EFFICIENZA</strong> - Dobbiamo rivedere la tipica colazione mediterranea? &#171;Le proteine a colazione saziano a lungo, &#232; indubbio, ma poi fanno anche addormentare &#8211; commenta Carlo Cannella, direttore dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) &#8211;. Uova, bacon, salsicce e simili, tanto graditi agli anglosassoni, faranno pure consumare meno calorie nel resto della giornata ma di fatto &#232; come anticipare la cena al mattino: essendo infatti pesanti da digerire, riducono l'efficienza durante la mattinata&#187;. Non dobbiamo barattare la nostra colazione mediterranea con le scelte anglosassoni, quindi? &#171;Latte, yogurt, pane, miele e marmellate, frutta sono cibi ottimi: danno energia e non impegnano troppo la digestione. Se poi vogliamo esagerare, un uovo di tanto in tanto pu&#242; pure andare bene&#187;.</p>

<p><strong>GRASSI</strong> &#8211; Di certo infatti fra tutti i cibi proteici del breakfast all'americana le uova sono le pi&#249; sane: con appena 70 calorie offrono proteine nobili, vitamine e minerali in quantit&#224;. Ma non rischiano di far aumentare il colesterolo con tutto quel che ne consegue? Secondo un'altra ricerca discussa a New Orleans, niente affatto: chi consuma uova al mattino non ha un profilo lipidico diverso da chi non le mangia, il colesterolo totale &#232; del tutto simile. E un'analisi condotta su dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tranquillizza: chi mangia molte uova in generale non ha un maggior rischio cardiovascolare e anzi, uomini e donne che ne consumano da una a sei alla settimana vedono ridurre il proprio rischio di ictus e la mortalit&#224; complessiva. Insomma, volendo &#8220;far gli americani&#8221;, al mattino possiamo concederci un ovetto. Ma &#232; comunque meglio non aggiungerci bacon, formaggi e salumi.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/consiglisalute/quanto-conta-cosa-mangi-appena-sveglio">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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			<title>Tumori che guariscono con la febbre</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/tumori-che-guariscono-con-la-febbre</link>
			<pubDate>Sun, 10 May 2009 07:47:59 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="main">Disabili e Anziani</category>
<category domain="alt">Salute e benessere</category>			<guid isPermaLink="false">155@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La febbre pu&amp;#242; agire su cancro e tumore. Parlano gli esperti&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;LUIGI MONDO E STEFANIA DEL PRINCIPE&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chi lo dice che la febbre fa male? Probabilmente non lo ha mai detto nessuno, ma nella cultura occidentale si &quot;usa&quot; abbassare la febbre. La maggior parte delle persone infatti utilizza antipiretici - farmaci che riducono la temperatura corporea - non appena questa supera i 38&amp;#176; C.&lt;br /&gt;
Ma &amp;#232; giusto sopprimere quella che &amp;#232; una difesa naturale dell&amp;#8217;organismo contro gli agenti patogeni? Secondo uno studio del 2006 pubblicato sulla rivista &quot;Nature Immunology&quot;, la febbre &amp;#232; in grado di raddoppiare il numero di linfociti T (le cellule che fungono da &quot;scudo&quot; protettivo contro virus e batteri) presenti nei linfonodi. Tutte le sostanze di difesa del nostro organismo sembrano essere in grado di funzionare solo in ambiente caldo. Addirittura, secondo alcuni studi, mentre il nostro sistema immunitario ci sta difendendo attraverso l&amp;#8217;ausilio della febbre contro diversi microorganismi, sembra produrre anche fattori antitumorali.&lt;br /&gt;
&amp;#171;Il meccanismo della febbre &amp;#232; una difesa dell'organismo contro le aggressioni. Le cellule del sistema immunitario vengono stimolate dal calore a produrre citochine, cio&amp;#232; sostanze che combattono tutto ci&amp;#242; che &amp;#232; alterato rispetto alla norma (cellule malate, virus, batteri). Spaventa le persone perch&amp;#233; d&amp;#224; malessere. Difatti le sostanze liberate dal sistema immunitario danno uno stato di malessere generale accompagnato spesso da inappetenza. La febbre andrebbe combattuta solo quando, troppo elevata in tutto l'organismo, pu&amp;#242; dare problemi&amp;#187; spiega il dr. Carlo Pastore, specialista in oncologia medica e perfezionato in Ipertermia Clinica Oncologica.&lt;br /&gt;
&amp;#171;Le reazioni infiammatorie e febbrili nei confronti di agenti intossicanti e infettivi sono da considerarsi reazioni &amp;#8220;biologicamente opportune&amp;#8221;, cio&amp;#232; salutari e orientate alla distruzione ed eliminazione dell&amp;#8217;agente aggressore&amp;#187; afferma il dr. Francesco Perugini Billi &amp;#171;Il processo di calore mette i tessuti e tutto l&amp;#8217;organismo nelle condizioni di reagire nel modo migliore possibile. Gli enzimi e molte altre sostanze di difesa prodotte dalle cellule funzionano solo in un ambiente acido e caldo. Inoltre, mentre il nostro corpo reagisce verso un&amp;#8217;infezione, contemporaneamente produce anche fattori antitumorali. &quot;Raffreddare&quot; in modo intempestivo l&amp;#8217;organismo con farmaci antipiretici, antinfiammatori e antibiotici potrebbe non essere sempre una buona idea. Sulle lunghe, questo processo di calore non adeguatamente espresso potrebbe dar via a malattie pi&amp;#249; &amp;#8220;fredde&amp;#8221;, striscianti, poco sintomatiche, almeno inizialmente, come lo sono le malattie degenerative, sclerotiche e tumorali&amp;#187;, prosegue Perugini Billi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=26&amp;amp;ID_file=883&quot; alt=&quot;febbre&quot; title=&quot;febbre&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;#200; evidente, quindi, che non sempre &amp;#232; corretto adoperare farmaci antipiretici e che questi andrebbero usati solo quando strettamente indispensabile.&lt;br /&gt;
&amp;#171;Alla luce di quanto detto, appare quanto mai sbagliato tacitare tout court una febbre o un'infiammazione. I farmaci naturali (omeopatia, fitoterapia ecc.) possono rappresentare uno straordinario aiuto nella maggioranza di questi processi. Lasciano che la &amp;#8220;reazione biologicamente opportuna&amp;#8221; possa esprimersi in modo adeguato ed efficace, tenendola sotto controllo, ma senza mai sopprimerla e spesso evitando le complicazioni. A questi farmaci naturali il medico pu&amp;#242; aggiungere, per esempio quando la febbre &amp;#232; troppo alta o ci sono gravi infezioni, dei farmaci allopatici (antipiretici, antibiotici ecc.)&amp;#187; continua il dr. Francesco Perugini Billi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sembra vi sia anche una relazione tra febbre, tumore e malattie degenerative. &amp;#171;Diversi studi hanno indagato la relazione febbre-tumore. Uno di questi ha preso in considerazione 603 pazienti affetti da melanoma e li ha comparati con 627 persone sane. I ricercatori hanno verificato che esisteva una relazione inversa tra tumore e febbre. Infatti, il rischio di melanoma si riduceva del 40% tra coloro che avevano avuto tre o pi&amp;#249; infezioni accompagnate da una febbre che superava i 38.5&amp;#176;C (Melanoma Res. 1999; 9:511-9). In una meta-analisi si &amp;#232; indagato il rapporto tra infezioni e morte per tumore in Italia tra il 1890 e il 1960. E&amp;#8217; stato calcolato che una riduzione del 2% delle infezioni si accompagnava a un incremento del 2% di tumori nella decade successiva (Eur J Epidemiol 1999; 14:749-54)&amp;#187; spiega Perugini Billi &amp;#171;La comparsa di febbre &amp;#232; anche alla base dei casi di spontanea guarigione da tumore. Su questo si &amp;#232; scritto e discusso fin dal 1700. Secondo il dr. Rohdenburg, che pubblic&amp;#242; un esauriente studio nel 1918, la maggioranza delle guarigioni spontanee si accompagna a episodi acuti con febbre molto alta. Spesso si trattava di erisipela, un&amp;#8217;infezione da streptococco, ma sono stati osservati anche casi di tubercolosi acuta, varicella, polmonite e malaria (J Cancer Res, 1918; 3193-225). Anche il dr. William Coley (1862-1936) fu testimone di una clamorosa guarigione spontanea in un caso di cancro avanzato della gola. Il paziente si riprese perfettamente dopo un&amp;#8217;infezione di erisipela. L&amp;#8217;interesse per il fenomeno fu tale che Coley mise a punto la sua famosa &quot;tossina&quot;: un miscuglio di due batteri, Streptococcus pyogenes e Serratia marcescens, che inizi&amp;#242; ad usare con i suoi pazienti tumorali fin dal 1893 (Am J Med Sc, 1893;105:487-511). Negli USA, la &quot;tossina di Coley&quot; fu poi riconosciuta come farmaco per la ricerca clinica solo nel 1963. La letteratura riporta altri esempi di guarigione dal cancro in seguito a febbre e infezione. Per esempio, nelle remissioni spontanee da leucemia infantile la febbre si &amp;#232; manifestata nell&amp;#8217;80% dei casi (Am J Med 1951; 10: 238-9), mentre nelle remissioni da melanoma la febbre era presente nel 31% dei casi (Onkologie, 1998; 21: 14-8). La sensibilit&amp;#224; delle cellule tumorali nei confronti del calore &amp;#232; cosa nota da tempo. Per altro, questa sensibilit&amp;#224; &amp;#232; decisamente superiore a quella delle cellule sane. Quando la temperatura si porta da 37&amp;#176;C a 42&amp;#176;C, inizia una vera e propria moria di cellule cancerose. Questo effetto &amp;#232; attualmente sfruttato dalla terapia Ipertemica antitumorale, che in sostanza si sostituisce alle stesse capacit&amp;#224; dell&amp;#8217;organismo di produrre una salutare reazione febbrile. Inoltre, diversi studi hanno anche dimostrato che cellule tumorali sottoposte per circa sei ore ad una temperatura di 41&amp;#176;C iniziavano a produrre linfociti T, che sono fondamentali per le difese immunitarie (Int Immunol, 2003;15:1053-61)&amp;#187; conclude Perugini Billi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In Italia vi sono alcuni centri specialistici che curano i tumori proprio con una sorta di febbre indotta. Tale terapia viene definita Ipertermia. Si tratta di una terapia non invasiva effettuata con un apparecchio che produce una radiofrequenza allo scopo di direzionare il calore direttamente sull&amp;#8217;organo malato. Il Synchrotherm RF 13.56, questo il nome dell&amp;#8217;apparecchio, provoca un riscaldamento localizzato a una temperatura di circa 42&amp;#176;-43&amp;#176; C. &amp;#171;L'ipertermia &amp;#232; impiegata nella cura dei tumori poich&amp;#233; le cellule tumorali avendo una membrana aberrante temono il calore. La loro membrana cellulare non riesce a smaltirlo adeguatamente e quindi si innesca un meccanismo di morte cellulare denominato apoptosi. Inoltre localmente il danno da chemioterapia e/o radioterapia concomitante viene amplificato. Non da ultimo il calore attiva localmente le cellule del sistema immunitario potenziando la risposta contro il tumore. Pu&amp;#242; essere impiegata nella cura di tutti i tumori solidi a patto che non vi sia imponente versamento ascitico o pleurico&amp;#187; spiega il dr. Carlo Pastore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per maggiori informazioni:&lt;br /&gt;
- dott. Francesco Perugini Billi&lt;br /&gt;
Medico Chirurgo, specializzato in Fitoterapia, Ayurveda e Omeopatia&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.dottorperuginibilli.it&quot;&gt;www.dottorperuginibilli.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;mailto:info@dottorperuginibilli.it&quot;&gt;info@dottorperuginibilli.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Studio medico a Roma, Assisi, Bergamo;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- dott. Carlo Pastore&lt;br /&gt;
Specialista in Oncologia medica e perfezionato in Ipertermia Clinica Oncologica&lt;br /&gt;
Centro ITR di Ipertermia Oncologica&lt;br /&gt;
Viale Battista Bardanzellu, 95 &amp;#8211; 00100 Roma&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.ipertermiaroma.it&quot;&gt;www.ipertermiaroma.it&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;mailto:info@ipertermiaroma.it&quot;&gt;info@ipertermiaroma.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/tumori-che-guariscono-con-la-febbre&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La febbre pu&#242; agire su cancro e tumore. Parlano gli esperti</strong></p>

<p>LUIGI MONDO E STEFANIA DEL PRINCIPE</p>

<p>Chi lo dice che la febbre fa male? Probabilmente non lo ha mai detto nessuno, ma nella cultura occidentale si "usa" abbassare la febbre. La maggior parte delle persone infatti utilizza antipiretici - farmaci che riducono la temperatura corporea - non appena questa supera i 38&#176; C.<br />
Ma &#232; giusto sopprimere quella che &#232; una difesa naturale dell&#8217;organismo contro gli agenti patogeni? Secondo uno studio del 2006 pubblicato sulla rivista "Nature Immunology", la febbre &#232; in grado di raddoppiare il numero di linfociti T (le cellule che fungono da "scudo" protettivo contro virus e batteri) presenti nei linfonodi. Tutte le sostanze di difesa del nostro organismo sembrano essere in grado di funzionare solo in ambiente caldo. Addirittura, secondo alcuni studi, mentre il nostro sistema immunitario ci sta difendendo attraverso l&#8217;ausilio della febbre contro diversi microorganismi, sembra produrre anche fattori antitumorali.<br />
&#171;Il meccanismo della febbre &#232; una difesa dell'organismo contro le aggressioni. Le cellule del sistema immunitario vengono stimolate dal calore a produrre citochine, cio&#232; sostanze che combattono tutto ci&#242; che &#232; alterato rispetto alla norma (cellule malate, virus, batteri). Spaventa le persone perch&#233; d&#224; malessere. Difatti le sostanze liberate dal sistema immunitario danno uno stato di malessere generale accompagnato spesso da inappetenza. La febbre andrebbe combattuta solo quando, troppo elevata in tutto l'organismo, pu&#242; dare problemi&#187; spiega il dr. Carlo Pastore, specialista in oncologia medica e perfezionato in Ipertermia Clinica Oncologica.<br />
&#171;Le reazioni infiammatorie e febbrili nei confronti di agenti intossicanti e infettivi sono da considerarsi reazioni &#8220;biologicamente opportune&#8221;, cio&#232; salutari e orientate alla distruzione ed eliminazione dell&#8217;agente aggressore&#187; afferma il dr. Francesco Perugini Billi &#171;Il processo di calore mette i tessuti e tutto l&#8217;organismo nelle condizioni di reagire nel modo migliore possibile. Gli enzimi e molte altre sostanze di difesa prodotte dalle cellule funzionano solo in un ambiente acido e caldo. Inoltre, mentre il nostro corpo reagisce verso un&#8217;infezione, contemporaneamente produce anche fattori antitumorali. "Raffreddare" in modo intempestivo l&#8217;organismo con farmaci antipiretici, antinfiammatori e antibiotici potrebbe non essere sempre una buona idea. Sulle lunghe, questo processo di calore non adeguatamente espresso potrebbe dar via a malattie pi&#249; &#8220;fredde&#8221;, striscianti, poco sintomatiche, almeno inizialmente, come lo sono le malattie degenerative, sclerotiche e tumorali&#187;, prosegue Perugini Billi.</p>

<p><img src="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=26&amp;ID_file=883" alt="febbre" title="febbre" /></p>

<p>&#200; evidente, quindi, che non sempre &#232; corretto adoperare farmaci antipiretici e che questi andrebbero usati solo quando strettamente indispensabile.<br />
&#171;Alla luce di quanto detto, appare quanto mai sbagliato tacitare tout court una febbre o un'infiammazione. I farmaci naturali (omeopatia, fitoterapia ecc.) possono rappresentare uno straordinario aiuto nella maggioranza di questi processi. Lasciano che la &#8220;reazione biologicamente opportuna&#8221; possa esprimersi in modo adeguato ed efficace, tenendola sotto controllo, ma senza mai sopprimerla e spesso evitando le complicazioni. A questi farmaci naturali il medico pu&#242; aggiungere, per esempio quando la febbre &#232; troppo alta o ci sono gravi infezioni, dei farmaci allopatici (antipiretici, antibiotici ecc.)&#187; continua il dr. Francesco Perugini Billi.</p>

<p>Sembra vi sia anche una relazione tra febbre, tumore e malattie degenerative. &#171;Diversi studi hanno indagato la relazione febbre-tumore. Uno di questi ha preso in considerazione 603 pazienti affetti da melanoma e li ha comparati con 627 persone sane. I ricercatori hanno verificato che esisteva una relazione inversa tra tumore e febbre. Infatti, il rischio di melanoma si riduceva del 40% tra coloro che avevano avuto tre o pi&#249; infezioni accompagnate da una febbre che superava i 38.5&#176;C (Melanoma Res. 1999; 9:511-9). In una meta-analisi si &#232; indagato il rapporto tra infezioni e morte per tumore in Italia tra il 1890 e il 1960. E&#8217; stato calcolato che una riduzione del 2% delle infezioni si accompagnava a un incremento del 2% di tumori nella decade successiva (Eur J Epidemiol 1999; 14:749-54)&#187; spiega Perugini Billi &#171;La comparsa di febbre &#232; anche alla base dei casi di spontanea guarigione da tumore. Su questo si &#232; scritto e discusso fin dal 1700. Secondo il dr. Rohdenburg, che pubblic&#242; un esauriente studio nel 1918, la maggioranza delle guarigioni spontanee si accompagna a episodi acuti con febbre molto alta. Spesso si trattava di erisipela, un&#8217;infezione da streptococco, ma sono stati osservati anche casi di tubercolosi acuta, varicella, polmonite e malaria (J Cancer Res, 1918; 3193-225). Anche il dr. William Coley (1862-1936) fu testimone di una clamorosa guarigione spontanea in un caso di cancro avanzato della gola. Il paziente si riprese perfettamente dopo un&#8217;infezione di erisipela. L&#8217;interesse per il fenomeno fu tale che Coley mise a punto la sua famosa "tossina": un miscuglio di due batteri, Streptococcus pyogenes e Serratia marcescens, che inizi&#242; ad usare con i suoi pazienti tumorali fin dal 1893 (Am J Med Sc, 1893;105:487-511). Negli USA, la "tossina di Coley" fu poi riconosciuta come farmaco per la ricerca clinica solo nel 1963. La letteratura riporta altri esempi di guarigione dal cancro in seguito a febbre e infezione. Per esempio, nelle remissioni spontanee da leucemia infantile la febbre si &#232; manifestata nell&#8217;80% dei casi (Am J Med 1951; 10: 238-9), mentre nelle remissioni da melanoma la febbre era presente nel 31% dei casi (Onkologie, 1998; 21: 14-8). La sensibilit&#224; delle cellule tumorali nei confronti del calore &#232; cosa nota da tempo. Per altro, questa sensibilit&#224; &#232; decisamente superiore a quella delle cellule sane. Quando la temperatura si porta da 37&#176;C a 42&#176;C, inizia una vera e propria moria di cellule cancerose. Questo effetto &#232; attualmente sfruttato dalla terapia Ipertemica antitumorale, che in sostanza si sostituisce alle stesse capacit&#224; dell&#8217;organismo di produrre una salutare reazione febbrile. Inoltre, diversi studi hanno anche dimostrato che cellule tumorali sottoposte per circa sei ore ad una temperatura di 41&#176;C iniziavano a produrre linfociti T, che sono fondamentali per le difese immunitarie (Int Immunol, 2003;15:1053-61)&#187; conclude Perugini Billi.</p>

<p>In Italia vi sono alcuni centri specialistici che curano i tumori proprio con una sorta di febbre indotta. Tale terapia viene definita Ipertermia. Si tratta di una terapia non invasiva effettuata con un apparecchio che produce una radiofrequenza allo scopo di direzionare il calore direttamente sull&#8217;organo malato. Il Synchrotherm RF 13.56, questo il nome dell&#8217;apparecchio, provoca un riscaldamento localizzato a una temperatura di circa 42&#176;-43&#176; C. &#171;L'ipertermia &#232; impiegata nella cura dei tumori poich&#233; le cellule tumorali avendo una membrana aberrante temono il calore. La loro membrana cellulare non riesce a smaltirlo adeguatamente e quindi si innesca un meccanismo di morte cellulare denominato apoptosi. Inoltre localmente il danno da chemioterapia e/o radioterapia concomitante viene amplificato. Non da ultimo il calore attiva localmente le cellule del sistema immunitario potenziando la risposta contro il tumore. Pu&#242; essere impiegata nella cura di tutti i tumori solidi a patto che non vi sia imponente versamento ascitico o pleurico&#187; spiega il dr. Carlo Pastore.</p>

<p>Per maggiori informazioni:<br />
- dott. Francesco Perugini Billi<br />
Medico Chirurgo, specializzato in Fitoterapia, Ayurveda e Omeopatia<br />
<a href="http://www.dottorperuginibilli.it">www.dottorperuginibilli.it</a><br />
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Studio medico a Roma, Assisi, Bergamo;</p>

<p>- dott. Carlo Pastore<br />
Specialista in Oncologia medica e perfezionato in Ipertermia Clinica Oncologica<br />
Centro ITR di Ipertermia Oncologica<br />
Viale Battista Bardanzellu, 95 &#8211; 00100 Roma<br />
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<a href="http://blog.ausilium.itmailto:info@ipertermiaroma.it">info@ipertermiaroma.it</a></p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/tumori-che-guariscono-con-la-febbre">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Chi fa volontariato vive pi&#249; a lungo</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/chi-fa-volontariato-vive-piu-a-lungo</link>
			<pubDate>Sun, 10 May 2009 07:42:40 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="main">Disabili e Anziani</category>
<category domain="alt">Salute e benessere</category>			<guid isPermaLink="false">154@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il volontariato &amp;#232; un buon modo per aiutare gli altri e, allo stesso tempo, aiutare se stessi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Ricercatori americani, infatti, suggeriscono che le persone &amp;#8211; e in particolare gli anziani &amp;#8211; che fanno volontariato vivono pi&amp;#249; a lungo.&lt;br /&gt;
Lo studio, presentato ai primi di maggio 2009 al meeting annuale dell&amp;#8217;American Geriatrics Society tenutosi a Chicago ha evidenziato come l&amp;#8217;attivit&amp;#224; di volontariato sia un efficace metodo predittivo della diminuzione di mortalit&amp;#224; tra gli anziani, anche tenuto conto di diversi fattori condizionanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=26&amp;amp;ID_file=896&quot; alt=&quot;volontariato&quot; title=&quot;volontariato&quot; /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I ricercatori fanno notare che precedenti studi avevano gi&amp;#224; suggerito un collegamento tra l&amp;#8217;attivit&amp;#224; di volontariato e un miglioramento nel tasso di mortalit&amp;#224;, ma non prendevano in considerazione tutte le possibili variabili come, ad esempio, lo stato socio-economico, le condizioni di salute e altri fattori.&lt;br /&gt;
Per evitare confusione e per ottenere dei dati pi&amp;#249; reali, &lt;em&gt;i ricercatori dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; della California di San Francisco e del San Francisco VA Medical Centre&lt;/em&gt;, si sono assicurati di analizzare persone sane al momento dell&amp;#8217;indagine. Nonostante siano stati tenuti in considerazione molti dei fattori potenzialmente influenzanti come le condizioni di salute e l&amp;#8217;impatto socio-economico, i risultati preliminari hanno gi&amp;#224; mostrato un ridotto tasso di mortalit&amp;#224;.&lt;br /&gt;
Lo studio ha coinvolto 6.360 pensionati di et&amp;#224; superiore ai 65 anni gi&amp;#224; oggetto dell&amp;#8217;Health and Retirement Study (HRS) del 2002. Questo studio &amp;#232; considerato rappresentativo della popolazione degli anziani negli Stati Uniti. L'et&amp;#224; media delle persone era di 78 anni, di cui il 60% di sesso femminile.&lt;br /&gt;
Ai partecipanti &amp;#232; stato detto di compilare un questionario che comprendeva domande riguardanti l&amp;#8217;eventuale attivit&amp;#224; di volontariato presso centri religiosi, educativi, organizzazioni caritative o sanitarie. In pi&amp;#249; sono stati sottoposti a esami per valutare lo stato di salute, sia fisica che psichica.&lt;br /&gt;
I risultati hanno riportato che tra le morti avvenute nel tempo il 12% apparteneva al gruppo che si dedicava al volontariato, mente il 26% al gruppo che non lo praticava.&lt;br /&gt;
I ricercatori suggeriscono che la pi&amp;#249; bassa mortalit&amp;#224; pu&amp;#242; essere dovuta anche a una maggiore autostima che questo genere di attivit&amp;#224; promuove, grazie anche alla rete di contatti sociali che ne consegue. Il fatto di sentirsi ancora utili rende le persone pi&amp;#249; attive e vitali: questo potrebbe tradursi in maggiore senso di benessere psico-fisico che ha un&amp;#8217;influenza sulla salute in generale.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/chi-fa-volontariato-vive-piu-a-lungo&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il volontariato &#232; un buon modo per aiutare gli altri e, allo stesso tempo, aiutare se stessi.</strong><br />
Ricercatori americani, infatti, suggeriscono che le persone &#8211; e in particolare gli anziani &#8211; che fanno volontariato vivono pi&#249; a lungo.<br />
Lo studio, presentato ai primi di maggio 2009 al meeting annuale dell&#8217;American Geriatrics Society tenutosi a Chicago ha evidenziato come l&#8217;attivit&#224; di volontariato sia un efficace metodo predittivo della diminuzione di mortalit&#224; tra gli anziani, anche tenuto conto di diversi fattori condizionanti.</p>

<p><img src="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp?ID_blog=26&amp;ID_file=896" alt="volontariato" title="volontariato" /></p>

<p>I ricercatori fanno notare che precedenti studi avevano gi&#224; suggerito un collegamento tra l&#8217;attivit&#224; di volontariato e un miglioramento nel tasso di mortalit&#224;, ma non prendevano in considerazione tutte le possibili variabili come, ad esempio, lo stato socio-economico, le condizioni di salute e altri fattori.<br />
Per evitare confusione e per ottenere dei dati pi&#249; reali, <em>i ricercatori dell&#8217;Universit&#224; della California di San Francisco e del San Francisco VA Medical Centre</em>, si sono assicurati di analizzare persone sane al momento dell&#8217;indagine. Nonostante siano stati tenuti in considerazione molti dei fattori potenzialmente influenzanti come le condizioni di salute e l&#8217;impatto socio-economico, i risultati preliminari hanno gi&#224; mostrato un ridotto tasso di mortalit&#224;.<br />
Lo studio ha coinvolto 6.360 pensionati di et&#224; superiore ai 65 anni gi&#224; oggetto dell&#8217;Health and Retirement Study (HRS) del 2002. Questo studio &#232; considerato rappresentativo della popolazione degli anziani negli Stati Uniti. L'et&#224; media delle persone era di 78 anni, di cui il 60% di sesso femminile.<br />
Ai partecipanti &#232; stato detto di compilare un questionario che comprendeva domande riguardanti l&#8217;eventuale attivit&#224; di volontariato presso centri religiosi, educativi, organizzazioni caritative o sanitarie. In pi&#249; sono stati sottoposti a esami per valutare lo stato di salute, sia fisica che psichica.<br />
I risultati hanno riportato che tra le morti avvenute nel tempo il 12% apparteneva al gruppo che si dedicava al volontariato, mente il 26% al gruppo che non lo praticava.<br />
I ricercatori suggeriscono che la pi&#249; bassa mortalit&#224; pu&#242; essere dovuta anche a una maggiore autostima che questo genere di attivit&#224; promuove, grazie anche alla rete di contatti sociali che ne consegue. Il fatto di sentirsi ancora utili rende le persone pi&#249; attive e vitali: questo potrebbe tradursi in maggiore senso di benessere psico-fisico che ha un&#8217;influenza sulla salute in generale.</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/chi-fa-volontariato-vive-piu-a-lungo">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
				<item>
			<title>Anziani, esercizio fisico per prevenire cadute e fratture</title>
			<link>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/anziani-esercizio-fisico-per-prevenire-c</link>
			<pubDate>Sat, 09 May 2009 16:57:08 +0000</pubDate>			<dc:creator>ausilium.it</dc:creator>
			<category domain="main">Disabili e Anziani</category>			<guid isPermaLink="false">153@http://blog.ausilium.it/</guid>
						<description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ausilium.it&quot;&gt;http://www.ausilium.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Anche altri provvedimenti funzionano: s&amp;#236; a un intervento a tutto tondo, basato sulle esigenze di ciascuno&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Meglio della vitamina D, meglio delle modifiche per rendere sicura la casa: per gli anziani con le ossa fragili l'esercizio fisico regolare (ovviamente adeguato alle capacit&amp;#224; e necessit&amp;#224; di ciascuno) &amp;#232; ad oggi il modo migliore per prevenire le cadute e quindi le fratture. La conferma della bont&amp;#224; del movimento nella terza et&amp;#224; arriva da una revisione degli studi condotti sull'argomento della Cochrane Collaboration, un ente internazionale che si occupa della valutazione indipendente delle ricerche scientifiche.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;REVISIONE &amp;#8211; Corposa la mole di dati analizzata dai ricercatori, guidati da Lesley Gillespie dell'universit&amp;#224; di Otago in Nuova Zelanda: ben 111 sperimentazioni cliniche per un totale di 55.303 persone coinvolte. Fra gli studi sono state incluse ricerche che prendevano in considerazione anche altri provvedimenti mirati a ridurre la probabilit&amp;#224; di cadute negli anziani, ad esempio supplementi di vitamina D per la salute delle ossa e dei muscoli, modifiche dell'ambiente domestico per renderlo pi&amp;#249; sicuro o anche la chirurgia della cataratta per migliorare la vista. Tutti interventi utili: la vitamina D ad esempio serve (solo per&amp;#242; nei soggetti con deficit), lo stesso togliere gradualmente sonniferi o ansiolitici, mentre cambiare arredi e stanze aiuta solo le persone pi&amp;#249; ad alto rischio di cadute. Ci&amp;#242; che per&amp;#242; fa la differenza, fra tutti i metodi di volta in volta messi alla prova, &amp;#232; il movimento: convincere gli anziani a partecipare a programmi di attivit&amp;#224; fisica e soprattutto mettere in atto trattamenti a tutto tondo basati sulle necessit&amp;#224; individuali (in cui cio&amp;#232; si prevede un mix dei provvedimenti possibili ma non manca mai l'esercizio) riduce la probabilit&amp;#224; di cadute e di fratture molto pi&amp;#249; di qualsiasi altro intervento da solo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;MOVIMENTO &amp;#8211; Le cadute non sempre hanno conseguenze gravi e non necessariamente l'esito &amp;#232; la frattura, che avviene in circa il 20 per cento dei casi; spesso per&amp;#242; cambia la qualit&amp;#224; della vita e dopo una caduta persone fino a quel momento energiche possono finire per evitare qualsiasi attivit&amp;#224; per paura e per la perdita di fiducia in loro stesse. Da qui l'importanza della prevenzione: l'esercizio, secondo tutti i dati, agisce migliorando la forza, la flessibilit&amp;#224;, la resistenza e l'equilibrio. &amp;#171;I tipi di esercizio che si sono rivelati utili sono vari: dalle attivit&amp;#224; di gruppo sotto supervisione di un allenatore, al Tai Chi, agli esercizi prescritti individualmente, da fare a casa propria &amp;#8211; spiega Lesley Gillespie, l'autrice della revisione &amp;#8211;. La ricerca prosegue per capire quali componenti del programma di attivit&amp;#224; fisica sono cruciali per l'efficacia preventiva nei confronti delle cadute. A breve uscir&amp;#224; anche un'ulteriore revisione Cochrane sull'efficacia degli interventi attuati in anziani ricoverati in ospedale o che vivono in residenze assistite: da ci&amp;#242; che abbiamo visto, infatti, differenze nella tipologia di pazienti e di strutture sanitarie che se ne occupano comportano differenze nei risultati dei programmi di allenamento&amp;#187;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;VITA REALE &amp;#8211; La Gillespie accenna a un problema ben pi&amp;#249; vasto, di cui riferiva poco tempo fa uno studio apparso sul Journal of the American Geriatric Society: secondo gli autori, un gruppo di geriatri dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Maastrict in Olanda, i programmi di prevenzione delle cadute negli anziani spesso e volentieri non funzionano granch&amp;#233;. Perch&amp;#233;, scrivevano, &amp;#171;C&amp;#8217;&amp;#232; molta differenza fra ci&amp;#242; che si ottiene nelle sperimentazioni cliniche grazie alla versione &amp;#8220;ideale&amp;#8221; degli interventi di prevenzione e quello che accade nel mondo reale, dove spesso efficacia e fattibilit&amp;#224; dei programmi si riducono parecchio&amp;#187;. Come dire che sulla carta tutto pu&amp;#242; funzionare, diversa &amp;#232; la vita vera. Dove, secondo gli esperti olandesi, per ottenere un risultato bisogna mettere in campo pi&amp;#249; di un provvedimento, come suggerisce del resto anche la revisione Cochrane: visto che le cadute hanno molte cause, occorre provare a intervenire su tutti i fronti tenendo comunque ben presente che l'attivit&amp;#224; fisica &amp;#232; imprescindibile. E chiss&amp;#224; che cos&amp;#236; davvero non si riduca il numero degli anziani che cadono e si fanno male: ogni anno ben un terzo degli over 65 ha un incidente di questo tipo, secondo i dati dell&amp;#8217;ultimo Piano Nazionale delle Linee Guida sul tema, e fra chi &amp;#232; ospite di strutture assistenziali la percentuale &amp;#232; ancora pi&amp;#249; alta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(fonte corriere.it)&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;item_footer&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/anziani-esercizio-fisico-per-prevenire-c&quot;&gt;Original post&lt;/a&gt; blogged on &lt;a href=&quot;http://b2evolution.net/&quot;&gt;b2evolution&lt;/a&gt;.&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ausilium.it">http://www.ausilium.it</a></p><p><em>Anche altri provvedimenti funzionano: s&#236; a un intervento a tutto tondo, basato sulle esigenze di ciascuno</em></p>

<p>Meglio della vitamina D, meglio delle modifiche per rendere sicura la casa: per gli anziani con le ossa fragili l'esercizio fisico regolare (ovviamente adeguato alle capacit&#224; e necessit&#224; di ciascuno) &#232; ad oggi il modo migliore per prevenire le cadute e quindi le fratture. La conferma della bont&#224; del movimento nella terza et&#224; arriva da una revisione degli studi condotti sull'argomento della Cochrane Collaboration, un ente internazionale che si occupa della valutazione indipendente delle ricerche scientifiche.</p>

<p>REVISIONE &#8211; Corposa la mole di dati analizzata dai ricercatori, guidati da Lesley Gillespie dell'universit&#224; di Otago in Nuova Zelanda: ben 111 sperimentazioni cliniche per un totale di 55.303 persone coinvolte. Fra gli studi sono state incluse ricerche che prendevano in considerazione anche altri provvedimenti mirati a ridurre la probabilit&#224; di cadute negli anziani, ad esempio supplementi di vitamina D per la salute delle ossa e dei muscoli, modifiche dell'ambiente domestico per renderlo pi&#249; sicuro o anche la chirurgia della cataratta per migliorare la vista. Tutti interventi utili: la vitamina D ad esempio serve (solo per&#242; nei soggetti con deficit), lo stesso togliere gradualmente sonniferi o ansiolitici, mentre cambiare arredi e stanze aiuta solo le persone pi&#249; ad alto rischio di cadute. Ci&#242; che per&#242; fa la differenza, fra tutti i metodi di volta in volta messi alla prova, &#232; il movimento: convincere gli anziani a partecipare a programmi di attivit&#224; fisica e soprattutto mettere in atto trattamenti a tutto tondo basati sulle necessit&#224; individuali (in cui cio&#232; si prevede un mix dei provvedimenti possibili ma non manca mai l'esercizio) riduce la probabilit&#224; di cadute e di fratture molto pi&#249; di qualsiasi altro intervento da solo.</p>

<p>MOVIMENTO &#8211; Le cadute non sempre hanno conseguenze gravi e non necessariamente l'esito &#232; la frattura, che avviene in circa il 20 per cento dei casi; spesso per&#242; cambia la qualit&#224; della vita e dopo una caduta persone fino a quel momento energiche possono finire per evitare qualsiasi attivit&#224; per paura e per la perdita di fiducia in loro stesse. Da qui l'importanza della prevenzione: l'esercizio, secondo tutti i dati, agisce migliorando la forza, la flessibilit&#224;, la resistenza e l'equilibrio. &#171;I tipi di esercizio che si sono rivelati utili sono vari: dalle attivit&#224; di gruppo sotto supervisione di un allenatore, al Tai Chi, agli esercizi prescritti individualmente, da fare a casa propria &#8211; spiega Lesley Gillespie, l'autrice della revisione &#8211;. La ricerca prosegue per capire quali componenti del programma di attivit&#224; fisica sono cruciali per l'efficacia preventiva nei confronti delle cadute. A breve uscir&#224; anche un'ulteriore revisione Cochrane sull'efficacia degli interventi attuati in anziani ricoverati in ospedale o che vivono in residenze assistite: da ci&#242; che abbiamo visto, infatti, differenze nella tipologia di pazienti e di strutture sanitarie che se ne occupano comportano differenze nei risultati dei programmi di allenamento&#187;.</p>

<p>VITA REALE &#8211; La Gillespie accenna a un problema ben pi&#249; vasto, di cui riferiva poco tempo fa uno studio apparso sul Journal of the American Geriatric Society: secondo gli autori, un gruppo di geriatri dell&#8217;Universit&#224; di Maastrict in Olanda, i programmi di prevenzione delle cadute negli anziani spesso e volentieri non funzionano granch&#233;. Perch&#233;, scrivevano, &#171;C&#8217;&#232; molta differenza fra ci&#242; che si ottiene nelle sperimentazioni cliniche grazie alla versione &#8220;ideale&#8221; degli interventi di prevenzione e quello che accade nel mondo reale, dove spesso efficacia e fattibilit&#224; dei programmi si riducono parecchio&#187;. Come dire che sulla carta tutto pu&#242; funzionare, diversa &#232; la vita vera. Dove, secondo gli esperti olandesi, per ottenere un risultato bisogna mettere in campo pi&#249; di un provvedimento, come suggerisce del resto anche la revisione Cochrane: visto che le cadute hanno molte cause, occorre provare a intervenire su tutti i fronti tenendo comunque ben presente che l'attivit&#224; fisica &#232; imprescindibile. E chiss&#224; che cos&#236; davvero non si riduca il numero degli anziani che cadono e si fanno male: ogni anno ben un terzo degli over 65 ha un incidente di questo tipo, secondo i dati dell&#8217;ultimo Piano Nazionale delle Linee Guida sul tema, e fra chi &#232; ospite di strutture assistenziali la percentuale &#232; ancora pi&#249; alta.</p>

<p>(fonte corriere.it)</p><div class="item_footer"><p><small><a href="http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/anziani-esercizio-fisico-per-prevenire-c">Original post</a> blogged on <a href="http://b2evolution.net/">b2evolution</a>.</small></p></div>]]></content:encoded>
								<comments>http://blog.ausilium.it/ausiblog.php/disabili/anziani-esercizio-fisico-per-prevenire-c#comments</comments>
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