La malattia all’interno della famiglia: come spiegarla ai bambini

A male dentist with a little girl patient and her motherPurtroppo, può capitare che all’interno di un nucleo famigliare irrompa una malattia. Le cose si complicano notevolmente quando questa è grave e disabilitante, perché gli effetti sono ben visibili. Come un fiume in piena, travolge le abitudini quotidiane e mette a dura prova sia chi ne è affetto sia i propri cari. Cosa fare con i bambini quando una patologia importante colpisce un genitore, un nonno o un fratello?

I bambini non sono dei piccoli adulti. Ogni reazione è a sé stante, dipendendo da età e maturità emotiva. In ogni caso, è essenziale affrontare l’argomento il prima possibile e con estrema delicatezza. Reazioni immediate quali pianto, disperazione, rabbia e rifiuto sono normali. Il genitore deve accogliere queste emozioni e far sì che abbiano il giusto spazio. Altra raccomandazione importante è essere pronti a rispondere alle loro domande, ovviamente con un linguaggio adatto alla loro età. Fornire risposte semplici ed accettare le reazioni è il primo passo per rassicurare e tranquillizzare il piccolo.

Gli adulti devono essere consapevoli che i bambini percepiscono immediatamente quando qualcosa non quadra. Se non informati, possono addirittura sentirsi colpevoli e disorientati. Un membro della famiglia colpito da una malattia grave è sempre presente ai loro occhi. Capire la situazione li rassicurerà anche sulla certezza di essere amati (pensiamo ad esempio ad un nonno con Alzheimer che non riconosce il nipote o ha bruschi cambi di umore).

Le malattie disabilitanti portano con sé rapidi cambiamenti nel tempo. Perché i bambini non ne siano spaventati, è bene spiegare loro che cosa sta succedendo con parole semplici e chiare, senza evadere alle domande. L’adulto deve essere disponibile a chiarire dubbi, paure e perplessità. Attenzione a non caricare di troppe responsabilità il bambino o l’adolescente, anche se inconsciamente. I bambini devono avere la possibilità e il pieno diritto di vivere a pieno la loro età, senza assumere il ruolo di caregiver.