Osmosi tra memoria e ricordo

La memoria non è un fenomeno puramente passivo, in cui noi ricordiamo ciò che ricordiamo perché è come se fosse tracciato sopra un libro o tracciato sopra una pista magnetica di un registratore o su un dvd. La memoria è, invece, un fenomeno creativo o costruttivo di cui via via andiamo definendo i contenuti delle nostre percezioni sulla base di una creazione che continuamente la nostra mente realizza e che è alla base del funzionamento di ciò che chiamiamo emozioni, sensazioni e identità.

Le memorie, come tutte le cose che costruiscono la nostra identità, sono il risultato di una costruzione in parte reale e in parte fantasiosa. Crediamo di ricordare cose che abbiamo vissuto mentre, invece, le abbiamo ricostruite, come accade nella dimensione onirica. Crediamo che cose che fanno parte della nostra memoria sono una sorta di sedimento oggettivo mentre, invece, i falsi ricordi sono fondamentali nel creare false prove. Ad esempio, crediamo di aver lasciato le chiavi della nostra automobile su un tavolo ma si trovano in un cassetto. Oppure crediamo di aver letto un determinato concetto in un libro ma si trattava di un altro testo. Quindi, la memoria non è soltanto ingannevole ma è soprattutto creativa, anzi creatrice. Allora, in questa creatività della memoria dobbiamo fare una distinzione, che ci ricorda che quella che chiamiamo pomposamente realtà è, in realtà, il risultato di una costruzione dei nostri cinque sensi. Crediamo di percepire il mondo attraverso dei sensi che sono le finestre o le antenne tramite cui registriamo eventi che accadono là, fuori di noi. E questi eventi determinano tracce che scrivono e s’inscrivono dentro di noi. Questi linguaggi che interiorizziamo attraverso i cinque sensi non sono tutti uguali e intercambiabili.

Una prima distinzione facile, ma incomprensibile, è quella tra i sensi distanti e i senti vicini. I primi sono la vista e l’udito, attraverso cui percepiamo segnali che accadono nel mondo presunto esistente fuori di noi. Perciò, siamo prigionieri di un soggetto rispetto alla cui certezza non saremo mai completamente certi. La vista e l’udito sono due finestre da cui entra la percezione, alla cui base c’è la costruzione della civiltà e del suo linguaggio, facendo delle parole e delle percezioni visive la base del funzionamento della mente. Larga parte della nostra memoria, vera o finta che sia, si base sul ricordo di visioni e di suoni che abbiamo interiorizzato dentro di noi.

Ci sono anche i sensi vicini: il tatto, l’olfatto e il gusto che compongono tre memorie. Queste tre memorie sono legate a sensi arcaici, antichi, primordiali che condividiamo anche con specie animali. Esse hanno una funzione essenziale nella formazione della nostra identità. Esse sono importanti per costruire le sensazioni emotive con cui costruiamo una dimensione essenziale della nostra coscienza. La sensorialità è una sorta di vocabolario di emozioni che può essere dispiegato in tutte le sue varianti. Le sensazioni hanno importanza nella definizione di una cultura complessa. Le civiltà e le religioni si definiscono all’interno di questo contesto.

L’osmosi tra memoria e ricordo è essenziale per il funzionamento della coscienza che è un fenomeno pulsante che vive sempre e soltanto di distinzioni. La nostra mente non percepisce i colori ma sente la distinzione tra i colori.

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